Teatro: l’importanza dei gesti

A teatro la gestualità è fondamentale: premesso che il gesto è la forma fisica, esternata attraverso il movimento del corpo, di ciò che vogliamo o stiamo comunicando, proprio per questo è diversa da luogo a luogo da Paese a Paese, tanto diversa quanto diverse sono le popolazioni delle diverse culture. Allo stesso modo nel teatro la gestualità e il suo modo di intenderla è cambiato col cambiare della società.

E’ vero che il momento di svolta, nell’ambito teatrale, dell’importanza del gesto si è avuta con la Commedia dell’Arte, dove i discorsi liberi e sciolti delle maschere erano associati ad esagerati e, secondo alcuni, grotteschi gesti.

L’appoggio dato alla parola dai gesti dà maggior significatività al messaggio che sembra quasi sia raccontato ad un bambino, il quale è maggiormente interessato da una narrazione più espressiva.

Descrivere una scena, ricostruirla davanti agli occhi dello spettatore crea maggior comunicabilità col pubblico, una comunicazione dunque maggior e insieme personale, perché la scena viene intimamente rielaborata da ogni persona.

Ho sempre sostenuto, e non sono certamente la sola, che il teatro viva e si nutra di vita e viceversa. Esiste però una fondamentale differenza tra la gestualità sul palcoscenico e quella della vita: la pratica e lo studio della drammatizzazione sviluppa nell’attore un modo di pensare “altro” che lo avvicina in qualche modo al suo personaggio, lo immagina vivere e riflette su ogni significante che dovrebbe esprimere. Al contrario di un bambino, per esempio, che è la forma più genuina dell’essere umano, l’attore è più studiato. Mentre un bambino parla, il suo corpo racconta, come comunemente si dice. L’attore invece racconta col corpo ciò che la parola vuole raccontare e che prima ha studiato.

Dicevamo che la gestualità a teatro ha assunto sempre maggior importanza dal XVIII sec, grazie alla Commedia dell’Arte, ma non si è fermata solo lì.

Molti secoli dopo, si sta parlando del 1947, la gestualità è diventata punto focale di tutta la scena a Broadway con il movimento libero del Living Theatre di Judith Malina e Julian Bleck.

Nata come forma teatrale che voleva coniugare un impegno politico e civile, dagli anni Sessanta, anni in cui arrivò anche in Italia, assunse una forma itinerante, anche nei cantieri e nelle scuole, con scene che si staccavano dal normale concetto di copione, personaggio o trama. Si cercava un’interazione col pubblico e per farlo bisognava arrivare alla gente anche fisicamente coi gesti.

Crediamo in un teatro – scrivevano ai tempi Julian Beck e Judith Malina,-come luogo d’esperienza intensa fra sogno e rituale, durante il quale lo spettatore perviene ad una comprensione intima di se stesso, al di là del conscio e dell’inconscio, sino alla comprensione della natura delle cose. Ci pare che solo il linguaggio della poesia arrivi a questo: solo la poesia o un linguaggio carico di simboli e molto distante dal nostro linguaggio quotidiano può condurci al di la del presente che non ha la chiave della conoscenza di questi regni”.

(Marina Lecce)

11 thoughts on “Teatro: l’importanza dei gesti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *