Aspettando Godot: una commedia in cui non accade nulla, due volte

Aspettando Godot è senza dubbio la più celebre opera teatrale di Samuel Beckett nonché uno dei testi più noti del teatro del Novecento. Moltissime sono le critiche scritte a riguardo, più che una recensione, oggi ne scriviamo una sintesi, curandoci soprattutto di una giusta chiave di lettura.

Il genere è facile dirlo, è quello del teatro dell’assurdo? Ma per quaòe motivo si dà questa risposta? La prima trovata scandalosa del capolavoro beckettiano è questa: il protagonista è assente. Ma si tratta di una trovata, appunto (geniale, però, tanto che anche chi non ama il teatro ricorda questo particolare). Se l’idea fosse stata tutta qui, tuttavia, Aspettando Godot non avrebbe fatto molta strada.

Anche nella storia de La cantatrice calva di Ionesco la protagonista non è sulla scena, ma questo tratto in comune non indica un principio basilare del teatro dell’assurdo! Certo è assurdo il fatto che il protagonista non calchi le scene, ma non basta. Cosa c’è di così assurdo in Aspettando Godot?

In modo del tutto inaspettato. Beckett iniziò a scrivere Aspettando Godot per distrarsi e riposarsi in una pausa di lavorazione alla Trilogia, dunque tra la fine del 1948 e l’inizio del 1949. Ricorda Bair: “Beckett, che non aveva allora alcuna idea delle tendenze teatrali del tempo, considerò lo scrivere per il teatro un meraviglioso e liberatorio diversivo“.

La trama potrebbe essere scritta in due battute: due uomini sotto un albero stanno aspettando questo signor Godot, di cui non conoscono neppure l’aspetto, ma per ben due volte un messo va ad avvertirli che il signor Godot si sarebbe fatto vivo l’indomani. Il sipario si chiude la seconda sera quando, dopo la ripetuta notizia del messo, i due personaggi, Estragone e Vladimiro, decidono di non suicidarsi e di aspettare l’indomani.

La recensione più celebre di quest’opera resta quella scritta da Vivian Mercier all’indomani della prima londinese del 1955: “Aspettando Godot è una commedia in cui non accade nulla, per due volte“.

Qual’è l’assurdo quindi secondo Beckett? A ben vedere è tutto estremamente plausibile: due uomini attendono un terzo uomo. Questo terzo uomo non arriva. Fine. L’assurdo di Ionesco, di Adamov, di Genet, di Pinter, gli altri esponenti di questo genere, è totalmente diverso: l’assurdo per loro era quasi sinonimo di illogico, di pazzesco, di inaspettato. Per Beckett l’assurdo è sinonimo di surreale. In Aspettando Godot invece è tutto terribilmente reale e al tempo stesso meta-reale. Perché se La cantatrice calvadi Ionesco mette nel mirino la società borghese occidentale, il Godot di Beckett mette nel mirino l’Uomo al di là di qualunque connotazione politica, sociale, geografica e storica.

E’ vero che i personaggi hanno un nome, ma la ripetitività delle loro azioni e la loro unica decisione, poi non mantenuta, di suicidarsi ne fanno personaggi deboli, comuni, uniformati, quasi senza forma perché senza carattere. Nessun critico però si è arreso alla chiave di lettura universale di questa tragicommedia dell’attesa surreale. In Godot, al contrario degli altri esponenti del teatro dell’assurdo, si è cercato da sempre di vedere un simbolo: Dio (il più spesso citato), il destino, la morte, la fortuna. Questo accade perché l’aria di diafania che si respira in Beckett ha persuaso i critici a cercarci riferimenti biografici o quant’altro. Ne faccio qualche esempio, ma resta il fatto che, se si sostituiscono i personaggi di Beckett con dei simboli, la forza poetica del testo subisce un colpo non indifferente.

La grandiosità di Godot sta proprio nella sua astrattezza, o meglio nella sua totale apertura: il che non significa che chiunque è libero di vedere in Godot quello che meglio crede, ma che l’attesa di Vladimiro ed Estragone è l’Attesa con la A maiuscola, la sintesi di tutte le attese possibili.

La drammaturgia di Beckett, che potrebbe riassumersi in “quel che si deve fare è ‘passer le temps’, indica in questo caso il saper aspettare, far passare e superare il tempo. Beckett si è sempre rifiutato di fornire spiegazioni di questo che è diventato il suo capolavoro, la sua risposta più nota alle domande riguado quest’opera è stata “se avessi saputo chi è Godot l’avrei scritto nel copione“.

Anche sul nome Godot, oltre che sulla sua identità, circolano un gran numero di aneddoti. E molti sembrano avvalorare l’equazione Godot = Dio. “Godo”, infatti, è irlandese familiare per “God”. Ancora più interessante è l’ipotesi Godot = God + Charlot (tenendo anche conto dell’amore di Beckett per le comiche di Charlie Chaplin). Ma Godot è comunque un cognome francese: ci fu un ciclista con questo nome e una volta Beckett salì a bordo di un aereo pilotato da un tale Godot. Lo scrittore lo scoprì solo quando il comandante si presentò con il consueto benvenuto dopo il decollo e fu seriamente tentato di buttarsi dal finestrino (“Non mi fido di un aereo pilotato da un qualunque Godot”, fu il suo commento). Rue Godot è una via di Parigi (una traversa di Boulevard des capucines) che un tempo pare fosse frequentata da prostitute. Solo una volta Beckett lasciò intravedere una spiegazione al regista Roger Blin (probabilmente più per depistarlo che per chiarirgli le idee…) dicendo che Godot derivava dal francese gergale “godillot” (“stivale”) perché i piedi hanno una grande importanza in quest’opera.

Vladimiro, infatti, ha le scarpe troppo larghe, mentre Estragone le ha troppo strette. I due mendicanti di vita,
due corpi e due anime ammaccate e pericolanti, intrepide, sospese tra ansia e inazione, aspettano Godot perché d’altronde “Non fare niente è più sicuro”.
Agire implica il rischio che possa succedere qualcosa, qualcosa che non è sempre certo ma probabilistico:
così persino il suicidio viene rimandato, per paura di cosa potrebbe succedere se qualcosa non funzionasse.

Quindi “godillot” da cui poi Godot, sta a sottolineare il continuo andare del tempo, metaforiche le scarpe, ovvero il cammino, quindi movimento, durata nel tempo. I due personaggi però portano scarpe sbagliate, ovvero coi loro mezzi, seppur scomodi, continuano a vivere. Il fatto poi che non pensano mai a scambiarsele fra loro sta ad indicare la tragica e assurda situazione in cui son implicati.

Aspettando Godot costituisce una pietra miliare della cultura del Novecento – oltre che dal punto di vista contenutistico – anche da quello formale: Godot ha di fatto rivoluzionato il teatro contemporaneo. Con la sua messa in burletta del linguaggio teatrale, la sua commistione di registri alti e bassi (citazioni teologiche e turpiloquio), il mix dei generi (tragedia, commedia, teatro comico, gag da cabaret), con il suo disinnescare quelli che fino ad allora erano considerati punti fermi intoccabili (azione, trama, significato), con le sue pause, i suoi silenzi, i suoi ritorni inconcludenti, Aspettando Godot ha riassunto, polverizzato e ricreato il teatro.

(Marina Lecce)

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