Cos’è il bail-in? Hello bank! lancia l’infografica dedicata

Tutti i consigli per risparmiare in modo sicuro

A cinque mesi dall’introduzione della nuova normativa europea sulle crisi bancarie (Bank Recovery and Resolution Directive – BRRD), l’entrata in vigore del bail-in continua a suscitare non solo confusione fra correntisti, azionisti e obbligazionisti, ma anche polemiche da parte delle forze politiche del nostro Paese.

In un contesto di crescente preoccupazione intorno alla legittimità e alla flessibilità del meccanismo che prevede il ricorso alle risorse interne della banca per arginare i costi di un’eventuale crisi e salvare l’istituto dal fallimento, Hello bank! dedica una sezione del proprio sito alle novità introdotte dal BRRD e diffonde un’infografica che illustra in maniera semplice ed efficace il funzionamento e gli attori della nuova direttiva europea.

Secondo quanto illustrato nell’infografica della banca digitale del Gruppo BNP Paribas, a partire dal 1° gennaio 2016 per tutelare i contribuenti è stato introdotto a livello europeo il cosiddetto bail-in (letteralmente, salvataggio interno), per cui in caso di crisi a ricostruire il capitale sarebbero prima gli azionisti della banca, poi i possessori di titoli subordinati, obbligazioni e depositi oltre i 100mila euro.

Per dissolvere dubbi e perplessità dei clienti intorno al provvedimento di cui più volte negli ultimi mesi è stata richiesta la modifica e addirittura la sospensione, Hello bank! ha lanciato un’infografica dedicata. Secondo la normativa, gli strumenti che non saranno in alcun modo coinvolti nelle procedure per il salvataggio interno delle banche sono:

  • i depositi fino a 100.000 euro, perché tutelati dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi e dal Fondo di Garanzia dei depositanti del Credito Cooperativo;
  • le obbligazioni garantite, come i covered bond;
  • i titoli depositati in un conto titoli (tranne nel caso in cui i titoli siano stati emessi dalla banca coinvolta nel bail-in);
  • le disponibilità dei clienti in custodia presso la banca, come il contenuto delle cassette di sicurezza;
  • i debiti della banca verso i propri dipendenti, fornitori, fisco ed enti previdenziali.

Alla luce della nuova normativa europea sulle crisi bancarie, la scelta della banca cui affidare i propri risparmi diventa dunque ancora più importante e accurata. 

Ecco perché, nella valutazione dell’istituto di credito cui affidare i propri risparmi, la banca digitale del Gruppo BNP Paribas suggerisce di tenere in considerazione i seguenti parametri fondamentali:

  • il rapporto patrimoniale CET 1, indice di una gestione del rischio efficace. Più è alto, più la banca è solida;
  • il rating delle agenzie internazionali sulla solvibilità di una società che emette obbligazioni;
  • il valore dei CDS (Credit Default Swap, una forma di assicurazione sui titoli obbligazionari), che misurano la percezione dei mercati sul potenziale rischio di default di una banca.

Per ulteriori approfondimenti sul bail-in e la gestione di una crisi bancaria è possibile consultare anche la guida realizzata dalla Banca d’Italia raggiungibile a questo link.
Hellobanck infografica_BAIL-IN

Assicurazioni sulla vita, quando convengono e come funzionano

Polizza vita assicurazioniL’assicurazione sulla vita si può definire come un vero e proprio contratto con funzione previdenziale. In parole più semplici, un individuo versa una rata annuale (e in alcuni casi in un’unica soluzione) ad una compagnia di assicurazioni per garantire a sé o alla sua famiglia una somma di denaro.
Come vedremo, si può stipulare questo tipo di assicurazione sia per il rischio di morte ma anche su quello di sopravvivenza. Fare questo passo richiede però una buona conoscenza di tutte le clausole e ovviamente dei costi. Al giorno d’oggi si possono visionare le offerte della varie compagnie anche online, comodamente da casa propria. A tal proposito, consigliamo di visitare il sito polizza-vita.com per visionare il costo di un assicurazione sulla vita e per capire il suo funzionamento. Su questo portale è inoltre possibile richiedere un preventivo e fare un confronto delle varie assicurazioni offerte, ciò ci permetterà di valutare la convenienze e scegliere quindi quella che più si adatta alle nostre esigenze.

Iniziamo col dire che quando si stipula l’assicurazione sulla vita, si può scegliere chi sarà il beneficiario della somma accumulata. In molti casi, infatti, il contraente potrà essere anche il beneficiario stesso. In questo caso vuol dire che avrà stipulato un’assicurazione sul rischio di sopravvivenza. A differenza dei contratti che prevedono per esempio un risarcimento alla famiglia in caso di morte del marito, con il rischio di sopravvivenza, il contraente metterà da parte una somma che potrebbe tornargli utile dopo 10 o 15 anni.
Molte persone decidono di fare questa scelta nel caso in cui hanno figli molto piccoli e dovranno affrontare le spese per gli studi universitari degli stessi. In quel caso il contraente versa periodicamente alla compagnia una somma prestabilita che poi verrà restituita con gli interessi. Questo è ovviamente un buon modo di risparmiare, in quanto, per legge, i premi versati non sono pignorabili né sequestrabili.

Per quanto invece riguarda le polizze vita più comuni, ovvero l’assicurazione in caso di morte, i contratti sono leggermente diversi. Nel caso di quest’ultima, il contraente assicura alla sua famiglia, o ad eredi a sua scelta, una buona somma in caso di morte. E’ utile scegliere questa soluzione quando il marito è l’unico a lavorare e ha a carico una moglie disoccupata con dei figli. Ovviamente i vantaggi sono molti anche nel caso la famiglia abbia acceso un mutuo ed occorrono molti anni, e quindi molto denaro, per estinguerlo.
Come in tutti i contratti vi sono però delle clausole. Le compagnie non verseranno le somme nel caso in cui la morte dell’interessato avvenga per suicidio o lo stesso sia responsabile di atti vandalici e criminosi.
Infine, molte agenzie di assicurazione permettono di stipulare contratti misti. Quest’ultimi coprono infatti sia la morte (sempre nei termini e nei tempi della durata del contratto) sia la sopravvivenza dopo il periodo pattuito insieme. Con questa soluzione il contraente si assicurerà un reddito se è ancora in vita o garantirà una buona somma alla sua famiglia in caso contrario.

Unicredit e la strategia immobiliare

strategia-immobiliareLa Banca Unicredit ha deciso di creare diverse strategie che potrebbero permettere, al settore immobiliare, di poter finalmente trovare la via della ripresa, visto che questo rappresenta uno dei settori maggiormente importanti in Italia.
Ecco quali sono le misure che verranno adottate ed il perché di tali scelte.

Il settore edilizio e dei cantieri.

Il primo tipo di mutuo che verrà erogato da parte di Unicredit, prende il nome di Ripresa Cantieri, e si basa sul settore dell’edilizia.
Questo finanziamento viene infatti erogato agli impresari edili che devono terminare i lavori che vengono effettuati in un’abitazione: esso avrà uno spread all’un percento.
Inoltre, il credito permette ai futuri clienti di poter procedere all’acquisto dell’abitazione ad un prezzo più basso rispetto a quello più classico, dando la possibilità ai proprietari delle case di poter vendere senza che vi siano problemi di tipi economici.

Il nuovo tipo di mutuo, il Rent to buy.

Seppur questo mutuo non sia stato ancora creato, esso risulta essere nelle priorità dell’ente bancario Unicredit: il mutuo Rent to Buy prende spunto da una strategia che, in America ed anche nel resto del mondo, ha permesso ai proprietari delle case, di poterle vendere senza alcun problema.
Questo prestito viene concesso da coloro che, seppur vivano in affitto, hanno intenzione di acquistare la casa dove vivono.
Il credito che verrà erogato permetterà agli utenti di poter coprire la seconda parte del prezzo dell’abitazione, visto che la prima verrà pagata dalla persona che vive in quella casa col pagamento dell’affitto mensile, di cui una parte è destinato al pagamento della casa stessa.

Il mutuo creato per i giovani.

I giovani, che non hanno ancora compiuto il quarantesimo anno d’età, potranno sfruttare il prodotto che prende il nome di Mutuo Valore Giovani: esso permette alle persone, sposate o single che hanno meno di quarant’anni, di poter ricevere un finanziamento pari al 100% del valore della casa che vogliono acquistare.
I tassi d’interesse saranno molto bassi, altra motivazione che invoglia i giovani a procedere all’acquisto di un’abitazione.

Gli altri finanziamenti di Unicredit.

La banca Unicredit ha deciso poi di creare altri due prodotti finanziari, i quali saranno in grado di rispondere alle esigenze di chi deve acquistare una casa.
Il primo è riservato a coloro che devono vendere la propria abitazione e ne devono acquistare una nuova: il nome del prodotto è Mutuo Cambio Casa, che permette ai clienti di poter vendere con maggior facilità l’abitazione nella quale vivono e, con la stessa facilità, sarà per loro possibile acquisire una nuova casa.
Infine, il mutuo che viene concesso in brevissimi tempi è il Voucher Mutuo, che comporta un’accelerazione per quanto riguarda le operazioni bancarie per la concessione del mutuo, a patto che non venga superato il tetto massimo del finanziamento, stabilito in base alla situazione finanziaria del cliente che richiede tale prodotto.
Il voucher avrà validità sei mesi, ed entro questo lasso di tempo il finanziamento deve essere erogato.

La motivazione principale per la quale Unicredit ha deciso di creare tutte queste strategie consiste nel semplice fatto che la vendita delle case è aumentata in maniera notevole rispetto gli anni passati.
Il settore residenziale ha subito un aumento del 22%, cosa che ha comportato un aumento del 108% le somme di denaro erogate da Unicredit nell’Emiglia Romagna.

Ania annuncia un calo per Rc auto e moto

ania-assicurazione

 

Le assicurazioni continuano a scendere: è quanto confermato dai dati forniti dall’Ania, “Associazione nazionale imprese assicuratrici”, riguardanti lo scorso mese di dicembre; il ribasso del costo dell’Rc auto è stato del -6,3%, che in valore assoluto significa una riduzione in media di 29 euro. La statistica riguarda la maggior parte delle assicurazioni italiane (circa l’85%) e smentisce i dati divulgati dall’associazione Konsumer, che aveva parlato sì di ribasso ma in percentuali decisamente minori, quantificabili in un -1,6%. In sostanza, il premio che in media è stato pagato dagli italiani per la copertura Rc Auto è diminuito.

Nell’arco di un anno, fra 2013 e 2014, l’Rc Auto è divenuta più economica e le assicurazioni sono scese da 463 euro a 434 euro, un calo dunque di 29 euro. Un dato che ha confermato la flessione cominciata già nel 2013, quindi complessivamente in due anni il premio medio per l’Rc Auto è sceso di 62 euro. In calo pure i premi medi per auto, moto e ciclomotori: il primo ha fatto registrare una diminuzione del -5,6% nel giro di un anno, il secondo è calato del -3,4% e il terzo del -2,3%. Di tale ribasso si può approfittare in maniera particolare se si vuole cambiare assicurazione.

L’abolizione del “tacito rinnovo” per quanto riguarda l’Rc Auto, infatti, consente ai consumatori di cambiare assicurazione – trovandone una più economica – in pochi minuti. Sul web nel giro di pochi anni si sono diffuse le polizze online, che non solo offrono prezzi concorrenziali ma garantiscono la possibilità di gestire la propria Rc Auto direttamente da casa, di fronte al proprio computer o anche attraverso dispositivi mobili. Fra i tanti danni procurati dalla crisi economica, dunque, si intravede anche qualche aspetto positivo che consentirà in futuro di spendere meno rispetto a quanto avveniva nel periodo pre-crisi.

L’aumento delle tariffe assicurative nel quinquennio precedente al 2013 è stato un paradosso che ha progressivamente spinto i consumatori a ridurre l’utilizzo dei mezzi privati, facendo diminuire anche l’acquisto di moto e auto nuove. La speranza è che il ribasso dei costi assicurativi contribuisca a ridare slancio ad uno dei settori messi maggiormente in difficoltà dalla crisi economica globale. Al calo delle tariffe ha contribuito anche una maggiore flessibilità delle offerte e, in maniera indiretta, pure la crisi stessa.

Un minor utilizzo di mezzi privati, infatti, è coinciso con una circolazione inferiore e dunque una diminuzione significativa del numero di sinistri. Parte del merito, inoltre, va attribuito anche ai nuovi criteri normativi, più rigorosi per quanto riguarda il risarcimento di danni lievi alla persona, che ha ridotto il rischio di truffe al quale erano esposte in passato le compagnie assicurative. Insomma, la strada intrapresa è quella giusta ma i risultati ottenuti finora non sono ancora sufficienti per risollevare un settore che ha pagato più di altri il prezzo della crisi.

Quali sono i lavori più richiesti in Italia?

In seguito ad un’indagine fatta dalla Talent Shortage Survey 2012, nella quale si chiedeva quali fossero le figure più ricercate in Italia, è stata pubblicata una lista di tutte le figure lavorative che necessitano nel nostro territorio.

Qui di seguito tutte le figure professionali ricercate: 

1) Manodopera specializzata

2) Segretari

3) Assistenti Personali

4) Assistenti Amministrativi

5) Personale d’Ufficio

6) Tecnici

7) Autisti

8) Operatori di produzione

9) Personale per risoranti e alberghi

10) Personale in area Contabilità e Finanza

11) Commerciali

12) Manovali

13) Meccanici

Ancora una volta, la manodopera specializzata è stata la più ricercata, e la più difficile da reclutare nei posti di lavoro.

Altre figure che sono molto ricercate sono: Macellai, panettieri, pastai e gelatai.

Allora largo alle candidature per chi ha i requisiti ricercati.

Calogero Vignera

La benzina arriva alle stelle, più di 2 euro al litro

La benzina arriva alle stelle, da ieri ci sono stati ulteriori aumenti, oggi per un litro di benzina si paga 2,008 euro in tutta Italia, mentre per il diesel il prezzo è di 1,843 euro/litro.

Una vera stangata per chi quest’anno ha deciso di mettersi in viaggio con il proprio mezzo, magari per raggiungere le mete turistiche del sud.

Secondo alcuni dati forniti da Adusbef e Federconsumatori, quest’anno gli italiani andranno a pagare in media +768 euro all’anno di benzina.

Un grido di preoccupazione arriva anche dalla Coldiretti che dichiara “Siamo di fronte ad una situazione insostenibile che, sommata all’aumento complessivo dei costi energetici per le bollette di luce e gas, mette a rischio la ripresa dell’economia”.

Calogero Vignera

Censimento online: difficoltà e rimedi

Si è dato il via solo da poche ore, ma pare proprio che il censimento 2011 stenti a prendere inizio.

Malgrado la buona volontà degli italiani che, fin dalle prime ore di questa mattina, si sono collegati al sito internet disponibile per la compilazione del questionario online, le difficoltà di connessione al server hanno reso impossibile la prosecuzione del compito.

Di seguito uno stralcio della lettera pubblicata sull’Ansa, dall’ex consigliere comunale di Bologna Nicolò Rocco di Torrepadula:

Complimenti vivissimi! Dopo avere sbandierato l’obbligo di compilare il censimento, possibilmente il 9/10 e preferibilmente on-line, da bravo cittadino mi sono seduto stamani davanti al computer per compilare on-line, il questionario e, dopo un’ ora di tentativi di connettermi al sito e aprire il modulo, è comparso un messaggio, chissà perché in inglese visto che siamo in Italia, che mi dice che il servizio di compilazione on-line al momento non è disponibile…

Il sito incriminato è il http://censimentopopolazione.istat.it/ . Sembra proprio che il cospicuo numero dei cittadini che sta compilando il questionario attualmente ha causato un momentaneo rallentamento. E’ questo il messaggio che molti cittadini hanno appreso nel tentativo di adempiere al loro dovere.

Per ulteriori contatti e chiarimenti ci si può rivolgere al numero verde 800.069.701.

Ma anche a riguardo l’ex consigliere comunale di Bologna Nicolò Rocco di Torrepadula non ha tardato ad esprimersi:

Ho provato a chiamare il numero verde 800.069.701 per avere assistenza ma, dopo essere riuscito a trovare la linea libera, cosa tutt’altro che facile, una sbrodolata di parole, 95% inutili, mi ha detto semplicemente che nessun operatore era al momento disponibile e di richiamare più tardi o mandare una mail a: infocens2011@istat.it

Nell’attesa che tutto torni quanto prima alla normalità, non resta che sperare che questo disagio non diventi presto un giustificato pretesto per tanti cittadini, la cui buona fede nella compilazione, da tempo appesa a un filo, è crollata del tutto.

Arcadia Russo

“Io ti ho creato e io ti distruggo”: il piccolo mondo chiamato “Italia”

Più di 500 mila occupati in meno nel biennio 2009-2010: l’Italia è ferma, i giovani chiedono lavoro, ma il PIL non sale anzi torna indietro.
Secondo l’agenzia ANSA, circa un quarto degli italiani (il 24,7% della popolazione, più o meno 15 milioni) “sperimenta il rischio di povertà o di esclusione sociale”. Si tratta di un valore – rileva l’Istat – superiore alla media Ue che è del 23,1%.
Il rischio povertà riguarda circa 7,5 milioni di individui (12,5% della popolazione). Mentre 1,7 milione di persone (2,9%) si trova in condizione di grave deprivazione si trova 1,7 milione (2,9%) e 1,8 milione (3%) in un’intensità lavorativa molto bassa. Si trovano in quest’ultima condizione l’8,8% delle persone con meno di 60 anni (6,6% contro il valore medio del 9%). Solo l’1% della popolazione (circa 611 mila individui) vive in una famiglia contemporaneamente a rischio di povertà, deprivata e a intensità di lavoro molto bassa. Nelle regioni meridionali, dove risiede circa un terzo degli italiani, vive il 57% delle persone a rischio povertà (8,5 milioni) e il 77% di quelle che convivono sia col rischio, sia con la deprivazione sia con intensità di lavoro molto bassa (469 mila).

Molti numeri e percentuali per dire una cosa sola: il benessere in Italia è molto lontano, quell’atmosfera illusoria e da tutti respirata negli anni Sessanta è stata solo una parentesi, un miraggio, o forse un sentiero spianato verso lo sviluppo economico che gli italiani hanno serrato con i loro orgogliosi interessi personali.
Perché in Italia tutto va male? Ce lo siamo chiesti? Su cosa deve puntare l’Italia per ricrescere? Non c’è una risposta accettata da tutti, proprio perché l’Italia non ha saputo specializzarsi e primeggiare in qualcosa,  l’ha fatto per un brevissimo lasso di tempo e poi è tornata a crogiolarsi nei primi guadagni arrivati.

La colpa di questa crisi, che in realtà ha un orizzonte mondiale, è difficile da isolare: tra le tante teorie la più drastica è quella che parla di una finanza speculativa che ha portato alla creazione di prodotti finanziari di dubbio valore. Il danno procura una crisi economica di lunga durata non casuale, ma pilotata da poteri forti, ben sopra le politiche nazionali, che starebbero causando una crisi economica globale per poter intervenire, quando la crisi diventerà sistemica, fornendo come soluzione un governo mondiale.
Un nuovo assetto mondiale?

Insomma le teorie sono moltissime, le cure poche. Cosa davvero stanno facendo i governi nazionali? Come garantiscono la nostra integrità?
I dati italiani prima riportati sono da monito per la situazione italiana di oggi: abbiamo sentito molti discorsi, promesse e progetti dai nostri politici, ma tantissimi giovani non vedono miglioramenti, le aziende continuano a chiudere e gli stipendi non bastano. L’Italia sta perdendo miliardi che escono fuori dai nostri confini insieme alle menti di neo laureati italiani, le idee migliori non ci sfiorano perché l’età media del nostri organi di governo è altissima, senza dimenticare il ruolo italiano nel mondo: in sette mesi l’Italia nel mondo è ricordata come un Paese contraddittorio e incoerente, furbo e non affidabile, menzognero e instabile.  Sola. L’Italia è sola, sola nell’Unione Europea,  sola nei traffici economici e occupa da sola una delle posizioni più alte della classifica dei Paesi più indebitati.

http://www.youtube.com/watch?v=FXIoLiJajyQ

Marina Lecce

India: il popolo delle tradizioni oggi paga il prezzo della modernità

Per molti, amanti della meditazione e della vacanza intesa come momento di riflessione e di stop dal tram tram cittadino, l’India è una meta turistica ambita. Chi decide di andare in questo Paese però deve essere cosciente, non solo dei numerosi vaccini a cui deve sottoporsi, ma soprattutto del fatto che la povertà è la realtà prima e più tangibile degli indiani. Popolo che ha combattuto per la sua indipendenza, popolo che vive soprattutto di spiritualità, popolo che ha fatto della sfera spirituale il proprio originalissimo e profondissimo marchio.

L’India è al limite tra il Terzo Mondo e i Paesi in via di sviluppo: le loro numerose risorse sono soffocate dal modo di vivere “retrogrado”, secondo alcuni, o per meglio dire “naturale”. Tuttavia dietro il volto di un indiano medio si nasconde, non così bene, la povertà.

Per questo Paese le cose non vanno bene: in Europa le notizie vengono filtrate e quelle che riguardano l’India vengono addirittura tralasciate a meno che non si parli di tsunami ( frequenti anche in questa zona).

Nonostante ciò c’è un atteggiamento mostruoso che in India sta prendendo piede, quello del suicidio. Secondo la scienziata ambientalista Vandana Shiva il fenomeno ha avuto inizio nel 1997, quando il governo indiano ha eliminato i sussidi alla coltivazione del cotone, e contemporaneamente sono state introdotte su larga scala semenze geneticamente modificate.

Da allora si contano più di duecentomila gli agricoltori che si sono suicidati negli ultimi dieci anni. Qual è il legame fra questi dati? Sarà colpa del cambiamento climatico, che nel subcontinente è a un livello avanzato e che mette in ginocchio una popolazione abituata ai ritmi puntuali e secolari dei monsoni; sarà colpa di una siccità durata dieci anni, ma anche della diffusione a tappeto degli ogm, gli agricoltori comunque, come affetti da un’epidemia, decidono ( anche venendo meno ai loro precetti religiosi di rispetto della vita) di finire tragicamente la loro esistenza, spesso ingerendo pesticidi, e sperando in una reincarnazione più felice.

Un tempo i contadini indiani riuscivano a mandare i loro figli anche all’università, oggi la loro povertà non li consente neppure di proseguire la loro vita. Com’è possibile che in India, dove girano più miliardi che in Gran Bretagna, ci siano ancora 600 milioni di poveri?
L’indebitamento con gli strozzini e la perdita del raccolto sono le motivazioni più frequentemente addotte dalle famiglie dei suicidi; ma le cause dell’impoverimento sono molteplici. Circa la metà dei casi si sono registrati nei cinque stati della fascia cotoniera dell’India centrale (Maharashtra, Karnataka, Andhra Pradesh, Madhya Pradesh e Chhattisgarh), dove il prezzo della produzione, in termini reali, è un dodicesimo di quello che era 30 anni fa. Insomma l’India che ha combattuto a lungo per mantenere vive le proprie tradizioni, oggi è un Paese che subisce la realtà tipica delle zone limitrofe dei Paesi più industrializzati: povertà e debiti mangiano le ricchezze, silenzio e omertà pagano le loro bollette.

Marina Lecce

8×1000: tra speculazioni della Chiesa e dello Stato, quanto finisce davvero in beneficenza?

“Con l’otto per mille avete fatto molto, per tanti”

Chi può dire di non aver mai sentito questo slogan, che ha invaso da tempo tutte le maggiori reti nazionali, radiofoniche e televisive?

E’, ovviamente, la propaganda che ha lo scopo di promuovere la devoluzione del famoso 8×1000 alla Chiesa Cattolica.

Un’opera di carità insomma, per com’è proposta a chi la ascolta.

Ma cos’è l’8×1000, e soprattutto, come viene utilizzato dalla Chiesa?

L’8×1000 non è altro che un sistema di pagamento nato ufficialmente il 31 Dicembre 1986, con l’attuazione delle modifiche al Concordato del 1984, nel corso cioè della revisione dei famigerati Patti Lateranensi.

Si è così sostituito al precedente metodo di pagamento con cui lo Stato italiano sosteneva i parroci, allora chiamato assegno di congrua.

Ma se la congrua versava nelle tasche della Chiesa una somma molto ridotta (si parla di poco più di 200.000 lire nel 1986), con l’avvento dell’8×1000 la Chiesa ha potuto beneficiare di ben altre cifre.

Sebbene il ricavato sia ufficialmente dichiarato come “da devolversi in beneficenza” comunque, dai dati raccolti risulta che in realtà solo una minima parte di quella percentuale viene utilizzata per scopi umanitari.

Uno studio ad opera de “Il Regno” del 2008 prende in esame il periodo triennale tra il 2005 ed il 2007, andando a fare un po’ i conti in tasca alla Chiesa, per capire dove sono finiti i soldi che gli italiani hanno scelto di destinare alla “beneficenza cattolica”.

La media degli incassi lordi di quelle tre annate è di circa 1.100.000.000 ogni 12 mesi.

Ma di questi, appena un quinto è stato utilizzato per scopi umanitari.

Dunque, per ogni miliardo di euro arrivato nelle tasche della Chiesa, solo duecento milioni di questi hanno avuto una destinazione caritativo-assistenziale.

Ma se il punto forte della campagna pubblicitaria era proprio la carità, che fine hanno fatto i restanti 800 milioni di euro a disposizione?

Le analisi di quel triennio distribuiscono così l’utilizzo che la Chiesa ha fatto dei fondi ricavati dall’8×1000:

2005

-Sostentamento al clero: 333,2 milioni di euro;

-Esigenze di culto: 411,3 milioni di euro;

-Progetti culturali: 60 milioni di euro;

-Interventi caritativi: 195 milioni di euro;

2006

-Sostentamento al clero: 353,4 milioni di euro;

-Esigenze di culto: 389 milioni di euro;

-Progetti culturali: 20 milioni di euro;

-Interventi caritativi: 195 milioni di euro;

2007

-Sostentamento al clero: 370 milioni di euro;

-Esigenze di culto: 392 milioni di euro;

-Progetti culturali: 39,8 milioni di euro;

-Interventi caritativi: 205 milioni di euro;

In seguito alla tragedia dello tsunami che il 26 Dicembre 2004 flagellò l’intero Sud-Est asiatico, mietendo 230.000 vittime e producendo circa 5 milioni di sfollati, la campagna pubblicitaria dell’8×1000 fu immancabilmente orientata sugli aiuti che sarebbero arrivati alle popolazioni colpite dal disastro.

Così, sfruttando il senso di pietà provato dagli italiani quotidianamente bombardati dai media con immagini di miseria e devastazione, fu incaricata della propaganda la multinazionale Saatchi & Saatchi: una collaborazione pubblicitaria che, secondo i dati pubblicati da Il Sole 24 Ore, è costata alla Chiesa 9 milioni di euro.

Impeccabile la scelta delle parole, delle musiche, della regia:

“Quel giorno dal mare è arrivata la fine, l’ onda ha trasformato tutto in nulla. Poi dal niente, siete arrivati voi. Le vostre firme si sono trasformate in barche e reti: barche e reti capaci di crescere figli e pescare sorrisi”

Peccato che la Chiesa abbia poi donato, secondo la Cei, tre milioni di euro lo stesso anno per aiuti umanitari alle vittime dello tsunami.

Un terzo di quanto hanno pagato la campagna pubblicitaria, improntata proprio su quella tragedia.

In tutto, lo 0,3% del ricavato annuale dell’8×1000.

Si fa fatica a chiamarla speculazione sui disastri altrui, per ciò che la Chiesa dovrebbe rappresentare, almeno di facciata. Eppure, a sfogliare il vocabolario non si trova termine più calzante, alla luce dei dati ufficiali.

Senza contare le spinte del governo, che nel 2006 creò il 5×1000 per la ricerca ed il volontariato, dal momento che l’Italia è l’unico Paese al Mondo in cui la quota non destinata (quando cioè non si è scelto a chi destinare l’8×1000, essendo questo obbligatorio per legge) non va interamente nelle casse dello stato, ma viene equamente suddivisa tra tutti i beneficiari possibili.

Il 5×1000 alla ricerca, si diceva: un passo avanti importante come progetto, dal momento che quell’anno il 60% dei contribuenti decise di aderire all’iniziativa, contro il 40% di coloro che scelsero invece l’8×1000.

In quel modo si generarono quote pari a circa 400 milioni di euro da destinare alla ricerca.

Peccato che con la Finanziaria del 2007 si sia stabilito un tetto massimo di 250 milioni sulla percentuale del 5×1000 generato dalle donazioni volontarie, sancendo che il ricavato in eccesso sarebbe stato prelevato dall’erario.

In altre parole, non si possono destinare più di 250 milioni alla ricerca, a prescindere da quanti italiani aderiscano all’iniziativa.

Così lo Stato quell’anno si è “gentilmente riservato” di disporre dei 150 milioni in eccesso a suo piacimento, sottraendoli ad onlus e ricerca, mentre dall’altra parte sono stati regalati 600 milioni di quote non espresse alla Chiesa cattolica. Che andrà poi a farne l’uso che abbiamo già visto.

Se poi si va a fare un confronto con altri organi religiosi, si può scoprire che la Chiesa Valdese a esempio ha scelto di devolvere praticamente tutto il ricavato del proprio 8×1000 a scopi assistenziali e caritativi, ed in progetti di sviluppo sociale, trattenendo solo una minima parte (il necessario, come dovrebbe essere per chiunque dichiari di voler fare beneficenza in primis) per il mantenimento dei propri apparati.

I dati a proposito sono reperibili qui.

A conti fatti insomma, rimane l’ineluttabile certezza che l’8×1000 dev’essere devoluto in favore di qualcuno per forza, che si sia specificato o meno a chi debba essere destinato.

Ma dopo quanto è emerso, siamo davvero sicuri che destinarlo alla Chiesa si possa definire fare beneficenza?

(Andrea Rossetti)