La Mustang rossa: il nuovo romanzo di Elisabetta Villaggio

mustDopo i suoi tre libri di successo: “Una vita bizzarra” nel 2013,“Marilyn: un intrigo dietro la morte” nel 2012 e “Marilyn gli ultimi tre giorni” nel 2014, Elisabetta Villaggio ritorna in libreria con un nuovo avvincente romanzo dal titolo “La mustang rossa“.

Un romanzo che gira attorno a tanti personaggi, in una Los Angeles degli anni 80′, dove troviamo i personaggi Alex, bella, ricca, poliglotta, piena di glamour, producer di video musicali; Maria, gestrice di un bar-mensa, madre di due bimbi, forte accento messicano, piccolina, non attraente e certamente non il tipo di amica che ci si aspetta si porti dietro una come Alex; Bob, capo degli Studios e perdutamente innamorato di Maria; Anthony, Michael e il loro gruppo rock, che cercano di sfondare nella scena musicale di L.A. senza tanta convinzione. Tutto contornato da un bellissimo sfondo dei Miller Studios, dove si realizzano spot pubblicitari e video musicali, tra Highland Avenue e Santa Monica Boulevard.

Il libro verrà presentato il 10 dicembre alle ore 17, presso la Fiera dell’editoria (Più libri più liberi 2016), da La ruota edizioni.

Elisabetta Villaggio sarà presente per autografare le copie del suo avvincente romanzo.

Vi consigliamo fortemente la lettura del libro.

Calogero Vignera

Una vita bizzarra, il nuovo romanzo di Elisabetta Villaggio

UNA VITA BIZZARRA - VILLAGGIO cop di Città del soleE’ stato presentato pochi giorni fa il nuovo romanzo “Una vita Bizzarra“, scritto da Elisabetta Villaggio.

Il romanzo “Una vita bizzarra” narra la storia di due ragazze di nome Rosa e Benedetta, che scoprono a poco a poco la vita e la voglia di cambiare il mondo.

Il romanzo è ambientato nel pieno degli anni settanta, quando i giovani avevano voglia di cambiamento ed erano pieni di energie da potervi riuscire.

Le due ragazze percorreranno la loro adolescenza, i loro primi amori, le loro prime liti, confrontandosi  con i loro stessi caratteri. Ad un certo punto si perderanno di vista, ognuna seguirà la propria strada per ritrovarsi solo vent’anni dopo sul social network Facebook, decidendo così di rincontrarsi. Si ritrovano in un parco sotto la vecchia casa. Questa volta i ruoli delle due donne sono ribaltati. Dopo un attimo l’imbarazzo reciproco svanisce e si ritrovano a parlare con quell’intimità, tipica dell’amicizia profonda, come se non si fossero mai separate. Ambedue hanno una sorpresa per l’altra e devono decidere se la loro profonda amicizia di allora è ancora così importante.

Di seguito una piccola intervista con l’autrice Elisabetta Villaggio.

Come è nata la storia di questo suo romanzo “Una vita Bizzarra”?

La storia ha bussato nella mia testa. Ho iniziato a immaginarmi queste due ragazze completamente diverse per famiglia, condizioni sociali ed economiche, che però instaurano un sentimento d’amicizia fortissimo.

Le due ragazze principali del romanzo sono Rosa e Benedetta. Sono personaggi realmente esistiti?

No, è un romanzo di finzione. Rosa e Benedetta non esistono ma in ognuna di loro ci sono, qua e là, dei pezzettini delle mie amiche, dei miei amici. Alcune cose che succedono sono veramente accadute ma magari solo in una piccola parte. Fondamentalmente è frutto della mia fantasia.

Il romanzo parla sopratutto di amicizia. Ad oggi la parola Amicizia secondo lei che posto prende nelle nostre vite?

Dipende, per me l’amicizia ha un posto molto importante, sono sempre in contatto con i miei amici, e la maggior parte di loro sono quelli storici, quelli della scuola o che comunque conosco da tanto tempo.

A chi è diretto il romanzo?

A chiunque abbia voglia di leggere una storia d’amicizia di due bambine che scoprono la vita e diventano grandi. Sullo sfondo la Roma degli anni ’70 e ’80.  Inizialmente ero curiosa di vedere come reagisse una trentenne rispetto alla storia e ho avuto ottime sorprese.

Suo papà, l’attore Paolo Villaggio, cosa pensa del suo nuovo romanzo?

Ha scritto la prefazione, è molto carina. Credo che ne sia rimasto stupito.

Quali sono i suoi scrittori preferiti?

Dostoevskij tra i classici. Ultimamente mi piacciono molto gli americani contemporanei, Elizabeth Strout, Jennifer Egan, Peter Cameron ma anche la Allende e la Serrano, due donne sudamericane.

Il libro edito da Città del sole Edizioni costa 12€ e lo si può trovare in tutte le librerie.

Calogero Vignera

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Elisabetta Villaggio: Marilyn un intrigo dietro la morte

Abbiamo ricevuto con piacere la presentazione del libro di Elisabetta Villaggio dal titolo “Marilyn un intrigo dietro la morte“, edito da Bonanno editore.

Un libro davvero unico, che prova a far luce sulla morte di una delle più grandi dive di Hollywood: Marilyn Monroe. Nel libro tanti i  punti interrogativi sulla sua fine, tante cose nascoste ai moltissimi fan.

La scrittrice, figlia del grande attore Paolo Villaggio, ci descrive di cosa parla il libro in una nota da lei stessa inviataci:

Lo scorso 5 agosto è stata la ricorrenza di cinquant’anni dalla morte di Marilyn Monroe. Quella donna dal corpo sensuale e dal sorriso bambinesco che aveva fatto sognare milioni di uomini e che era destinata a diventare un mito a tutt’oggi inossidabile moriva in circostanze misteriose. Aveva 36 anni. Addirittura la data della morte non dovrebbe essere esatta perché il corpo senza vita pare sia stato trovato prima della mezzanotte quindi sabato 4 agosto 1962 da Eunice Murray, la sua governante, Ralph Greenson, il suo psichiatra e Hyman Engelberg, il suo medico curante che chiamò la polizia di Los Angeles dalla casa di Marilyn, la villetta al 12305 Fifth Helena drive, a Brentwood, un quartiere tranquillo nella zona ovest della città dove accorse anche Pat Newcomb, la sua addetta stampa. Subito si è parlato di suicidio e così hanno confermato tutti testimoni. Troppo velocemente si è parlato di suicidio e tutti quei testimoni erano facilmente ricattabili. Era diventata scomoda Marilyn, con le sue amicizie pericolose, con amanti come due fratelli Kennedy, John e Bob, con frequentazioni con personaggi legati alla mafia come Frank Sinatra, con ex mariti legati alla sinistra come Arthur Miller. Sulla sua morte sono state fatte tantissime ipotesi. La più accreditata è sempre stata quella del suicidio che è sempre parsa troppo banale. Era un personaggio scomodo. Poteva diventare pericolosa perché andava a letto con il Presidente degli Stati Uniti, con suo fratello, il Ministro della Giustizia ma anche con mafiosi del calibro da Sam Giancana. Sapeva troppe cose perché a letto gli uomini, anche quelli importanti, si rilassano e parlano. Era uno spirito libero, Marilyn, indomabile. E questo poteva far paura a molti. Aveva voglia di rivalsa Marilyn, non voleva essere usata e poi messa nell’ombra. Minacciava di parlare, di raccontare. Minacciava i poteri forti che potevano essere intimiditi da quella donna particolare che voleva vivere la sua vita fino in fondo, una femminista ante litteram. Cosa successe? Come morì? Chi mise tutto a tacere? Perché le persone che le erano intorno non raccontarono tutta la verità? Le circostanze ancora non chiare rispetto alla sua morte ce la fanno sentire ancora qui, è come se il capitolo della sua vita non si fosse ancora chiuso.”

Un libro che vale la pena leggere tutto ad un fiato per scoprire la verità sulla morte di Marilyn Monroe.

Calogero Vignera

 

Rudyard Kipling: “Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi”

Rudyard Kipling, scrittore britannico, nato in India, dei primi decenni del ‘900, si distinse per il suo sadico senso d’osservazione. Nel 1895 scrisse questa poesia, If, con cui descrive i valori e i precetti, i modi e gli atteggiamenti da imparare ad usare per essere chiamato Uomo.

Se riesci a conservare il controllo quando tutti
Intorno a te lo perdono e te ne fanno una colpa;
Se riesci ad aver fiducia in te quando tutti
Ne dubitano, ma anche a tener conto del dubbio;
Se riesci ad aspettare e non stancarti di aspettare,
O se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne,
O se ti odiano, a non lasciarti prendere dall’odio,
E tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio;

Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone;
Se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;
Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina
E trattare allo stesso modo quei due impostori;
Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto
Distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi
O a contemplare le cose cui hai dedicato la vita, infrante,
E piegarti a ricostruirle con strumenti logori;

Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite
E rischiarle in un colpo solo a testa e croce,
E perdere e ricominciare di nuovo dal principio
E non dire una parola sulla perdita;
Se riesci a costringere cuore, tendini e nervi
A servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tener duro quando in te non resta altro
Tranne la Volontà che dice loro: “Tieni duro!”.

Se riesci a parlare con la folla e a conservare la tua virtù,
E a camminare con i Re senza perdere il contatto con la gente,
Se non riesce a ferirti il nemico né l’amico più caro,
Se tutti contano per te, ma nessuno troppo;
Se riesci a occupare il minuto inesorabile
Dando valore a ogni minuto che passa,
Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa,
E – quel che è di più – sei un Uomo, figlio mio!

(Marina Lecce)

Intervista a Miquel Silvestre:”girare il mondo con due ruote”

Abbiamo già parlato di Miquel Silvestre e della presentazione del suo nuovo libro “Un millò de Piedras”

presso lo Spazio Cervantes in collaborazione con la Libreria spagnola.

Notaio di Barcellona che non solo ha girato il mondo in moto pubblicando diversi libri, ma è anche inventore del metodo “Viaggiare senza ferie”. Il suo ultimo libro parla del suo viaggio in Africa, dove l’unica cosa su cui poteva essere sicuro, era la sua inseparabile motocicletta. Secondo alcuni lettori sembrerebbe un’utopia.

L’autore era presente alla presentazione a Roma con la sua inseparabile moto così noi di Voglio Sapere lo abbiamo conosciuto e gli abbiamo riservato una piacevole intervista:

Quali sono state le motivazioni di questi viaggi?Prima di intreprenderli viaggiava spesso?

Prima di scrivere dei libri e iniziare questi viaggi viaggiavo solo all’interno della Spagna, ma mai all’estero.

Poi arrivato all’età di 39 anni ho deciso di lasciare il lavoro e di cominciare a scoprire il mondo. C’era molta voglia di scoprire nuove culture, tradizioni e di poterle diffonderle attraverso i miei libri.

Il mio primo viaggio è stato proprio  l’Italia e in ogni viaggio l’esperienza termina sempre qui. Questo paese non segna solo un viaggio fisico, ma soprattutto un viaggio interiore che mi ha formato molto.

Infatti per la presentazione di questo libro, non potevo mancare in Italia, ha significato molto per me.

Quando è in un paese ha già pianificato i suoi obiettivi? In Spagna, prima di partire si è già documentato?

Assolutamente no, nessun programma. Partivo senza essermi documentato e questo mi ha creato diversi problemi a livello burocratico soprattutto per il visto.

Per esempio quando sono andato in Russia mi avevano rilasciato un visto di soli tre giorni, sono passato per il Kazakistan  e ho avuto dei problemi. Sono passati  i tre giorni di permesso e la Russia non voleva accettarmi alla dogana così ero “intrappolato” e non sapevo come uscirne.

Tuttavia alcune volte l’ignoranza ha avuto i suoi lati positivi: per esempio a Nabibia volevo andare al Parco Nazionale degli scheletri e c’era un tratto di diverse miglia dove non era consentito andare in motocicletta. L’ignoranza mi ha salvato e con la mia testardaggine sono riuscito a convincere la guardia forestale e hanno potuto fare un’eccezione.

In media un viaggio quanto può durare?

Ad essere sinceri il viaggio termina quando finiscono i soldi (l’autore sorride). Per i viaggi europei posso optare per il “metodo senza ferie”, ma per i viaggi più lontani di solito durano dai 2 ai 3 mesi.Mi annoto tutto sul mio diario poi quando i soldi stanno per terminare, torno, scrivo il mio libro e quando ci sono soldi a sufficienza per il prossimo viaggio riparto.

A proposito di durata, stava appunto parlando del “metodo senza ferie”. Come riesce a combaciare vita lavorativa e privata ( a Barcellona) con i viaggi?

Per quanto riguardano i viaggi europei opto per i voli low cost all’interno dei week end, sfrutto le vacanze estive, il Natale, la Pasqua  tutte le festività sufficienti per poter accumulare 2-3 mesi di ferie.Oppure capita che viaggio per un mese lascio la mia motocicletta all’aeroporto e poi ritorno quando posso, a volte i mese successivo. Mi è capitato effettivamente durante il mio viaggio in Africa.

La motocicletta è il mezzo più comodo per viaggiare?

Il mezzo migliore per un vero viaggiatore è la bicicletta. Potrebbe risultare molto interessante perchè la bicicletta la puoi lasciare per mesi e mesi senza aver rischio che te la rimuovano. Anche la motocicletta ha i suoi vantaggi,ma c’è sempre qualche rischio. Ovviamente è da escludere la macchina, poichè se si presenta l’idea di tornare in Spagna, lavorare, e continuare il viaggio dopo un mese, è più costoso il parcheggio che il viaggio stesso.

Nei suoi libri, qual’è il messaggio che vuole diffondere al lettore?

Sicuramente che il mondo è migliore di come la televisione lo descrive.

LA TELEVISIONE E’ IL CANCRO DEL MONDO.

In Europa si pensa che in Africa ci siano solo fame,guerre e malavita. Ovviamente è un paese povero che ha delle difficoltà, ma il crimine e la malavita sono una minoranza. La televisione nasconde delle culture talmente interessanti e delle tradizioni complesse, dove nonostante la fame e le malattie c’è la voglia di vivere.

D’altro canto i media africani paragonano l’Europa come un paradiso terrestre dove non c’è pregiudizio e non c’è crisi. Dove tutti vivono felici e contenti.

Questa falsità da parte dei media è estremamente negativa, gli stereotipi gravano molto sulle persone e l’unica maniera per conoscere la verità è andare direttamente nei luoghi e vivere queste eperienze.

Di certo vedere con i propri occhi cambierà radicalmente i punti di vista e si riuscirà a capire che effettivamente la televisione dona solo falsità e una morale negativa a colui che l’ascolta.

Un ottimo messaggio e il prossimo viaggio quale sarà?

Il giro del mondo! Partirò da New York , viaggerò verso ovest fino ad arrivare a Finisterre, una striscia di terra, la parte più occidentale dell’Europa vicino a Santiago da Compostela. Si diceva che a Finisterre finiva il mondo.

Un in bocca al lupo al nostro avventuriero per il prossimo viaggio e per il successo del nuovo libro.

Fabio Chiarini

Presentazione del Libro “Un millòn de piedras” di Miquel Silvestre

Appuntamento per questo pomeriggio alle ore 18.00 presso lo Spazio Cervantes di Piazza Navona 91 per la presentazione del libro “Un millòn de Piedras” di Miquel Silvestre. L’autore sarà presente alla presentazione con la sua inseparabile moto.

Miquel Silvestre è un notaio spagnolo che ha girato il mondo in moto  e che ha inventato il modo di viaggiare senza ferie (www.miquelsilvestre.com).

A marzo El Paìs pubblicherà a puntate il reportage del suo viaggio in Medio Oriente.

Notaio di Barcellona che non solo ha girato il mondo in moto pubblicando diversi libri, ma è anche inventore del metodo “Viaggiare senza ferie”.

Ecco intanto un suo reportage sulla Mauritania :

“La Mauritania si trova nel deserto. Un oceano di dune dorate che si estendono oltre l’orizzonte. Così scottato dal sole, rappresenta una landa perfetta nella sua bellezza sabbiosa. Immacolato, torrido e infinito, è anche il tetro scenario dei sequestri di Al Qaeda. Per arrivare in moto dal Marocco devi attraversare cinque chilometri di terra di nessuno. Un susseguirsi di buche, banchi di sabbia, segnali di pericolo di mina e carrozzerie rubate carbonizzate. I militari esaminano il mio passaporto. Il gabbiotto della guardiola è pieno di mosche e di uomini annoiati. Sporco stantìo, una tavola senza una gamba, tre o quattro brande con cuscini di paglia e una teiera bruciata. Si trovano lì con me anche dei senegalesi che lavorano in Spagna. Emigranti che ritornano al loro paese per trascorrere le vacanze. Percorrono migliaia di chilometri con macchine di “quarta” mano, carichi fino al tetto di regali e di mercanzie varie. Esposti ai prezzi proibitivi delle assicurazioni e dei visti. Dalla frontiera alla capitale ci sono seicentoventi chilometri e un solo benzinaio. Quando arrivo mi dicono che è finita la benzina, “è rimasto solo il diesel”. Forse domani arriverà la cisterna. Sono le cinque del pomeriggio. Non è un posto raccomandabile per fermarsi fino a tardi. Per questo decisi di andarmene: perché se ti fermi in un posto con intorno solo gente annoiata, contribuisci a far sì che gli oziosi comincino a fantasticare sull’opportunità di avere in regalo un europeo solo soletto nelle loro mani. Tutti qui sanno che la mia pelle vale cinque millioni di dollari. Dopo aver visitato – senza compagnia – circa sessanta paesi, credo di aver sviluppato un olfatto speciale per fiutare il pericolo, qualcosa di simile a un senso di sopravvivenza. E in questa stazione di servizio non mi sento al sicuro, capisco che c’è un’atmosfera ostile e che non sarebbe una buona idea trascorrere qui la notte. Un trailer sfocato con il colore rosso della Coca Cola appare dal nord. Il camion si ferma a fare rifornimento. A bordo ci sono quattro mauritani. Io gli chiedo aiuto e loro mi chiedono sessanta euro. E due baci se ce ne fosse bisogno. Il camion “si muove” a 60 all’ora. La cabina dietro non ha posti. Salgo, schiacciato tra varie cianfrusaglie e coperte luride. È notte fonda. Ogni volta che ci fermiamo a un posto di blocco mi fanno cenno di nascondermi. Meno casini e meno pratiche da sbrigare. Quattro ore dopo, arriviamo a Nouakchott. L’hotel Sahara è un posto piacevole, anche se la paura finisce per danneggiare l’attività. Il dormitorio comune è vuoto. Il giorno dopo esco per perlustrare Nouakchott. Una città costruita sopra la sabbia della spiaggia. Il terreno è pieno di conchiglie. Qui c’era il mare, prima di una repubblica islamica. La popolazione si muove tra rifiuti, miseria ed escrementi di capra. In albergo ci sono tre russi con i postumi della sbornia. Gli racconto che ho percorso la Russia in moto e alla fine mettono da parte l’antipatia slava. Vivono qui. Dio solo sa facendo che.”

Fabio Chiarini

Lucille: un romanzo grafico difficile

Lucille è una ragazza anoressica, con un difficile rapporto con la madre, poco attenta ai sentimenti della figlia. Arthur è un ragazzo grande, si definisce un uomo, ma con strane manie convulsive, che cerca a modo suo di tenere la famiglia unita.

Basterà un primo incontro, goffo ed imbarazzante, perché i due si innamorino. Un amore malato, in un contesto pericolosamente al limite del lecito. Stiamo parlando di un romanzo grafico, di pagine occupate da disegni con pochi tratti di matita, tratti semplici ma azzeccati, che rievocano le atmosfere giuste. Lo scrittore Ludovic Debeurme, vincitore con Lucille nel 2006 del prestigioso premio”Rene Goscinny” al Festival International di Angoulême (Francia), ha tracciato l’avvento di un nuovo, forse definitivo, genere del romanzo francese.

Una storia nuda e cruda da vedere, non solo da leggere, in quelle pagine bianche “inzozzate” di pensieri

Angoulême. La cittadina francese, ospita una fiera internazionale, la più importante a livello europeo, vero paradiso per gli appassionati. Da pochi giorni si è conclusa la 36° edizione.

estremi, pensieri che solo un adolescente può fare, un adolescente che si affaccia alla vita e ci trova solo miseria. L’una insegue una realtà che non esiste, l’altro prova a vivere nella realtà ma ne scorge un ineluttabile destino.

Essenziale. Romanzo da leggere, e che si fa leggere, tutto d’un fiato, tra una lacrima e uno sgomento. Senza nessun filtro tra la realtà e la letteratura, Debeurme non lascia spazio all’immaginazione: bastano due o tre contorni per far luce sull’animo di questi due protagonisti che arrancano a vivere.

Lontano dalle atmosfere che comunemente sono associate alla parola “fumetto”, Lucille è un vero e proprio romanzo adatto a chi non cerca una fuga ma un riscontro nella lettura. A chi apre un libro nella speranza, a volte l’ultima speranza, di trovarci una risposta.

(Marina Lecce)

Presentazione del libro “Coeva” presso la libreria Bibli

Lunedì 10 gennaio alle ore 18.00 presso la libreria Bibli, via dei Fienaroli 28 – Roma, verrà presentato Coeva il libro edito da Bastogi e scritto da Maria Pia Carlucci, Fiorella Corbi, Maurizio Verdiani con la collaborazione di Stefano Capecchi.

Un acido dejà-vu. Un Adamo ed una Eva s’incontrano e rincontrano nello stesso iter “coevo”. Si fanno promessa. Un viaggio eroico per Kama, il protagonista, un viaggio intimo e di conoscenza per Vèlle, la protagonista. Un machiavellico Topo dandy, Strauss; una sgangherata combriccola composta da una poetica Vox Populi, Assemblea; un Giullare coatto, Ginger; una sofisticata Cassandra; una donna fragile Kafkasìa ed un puntiglioso Istrione, guidano l’Adamo protagonista alla ricerca, ostinata ed interminabile, di un chimerico dono per le nozze promesse.

L’incontro con un temibile nemico: il Tamerlano. La scoperta di un inganno. Eserciti di lettere contro legioni di numeri, raffinato erotismo e pornografia, una fata, un cane ed un gatto, sono i testimoni oculari.

Coeva, cioè favola contemporanea dove tutto ciò che vi accade è frutto di una ecolalia elettrizzante in cui l’amalgama dei significati toglie spazio ad ogni possibile lettura che non sia al tempo stesso una partecipazione attiva allo spirito e alla fattura stessa della vicenda narrata. Si tratta dunque di un libro-istante che impone al lettore di attraversare un’esperienza da fare in comune. Non a caso anche gli autori del testo sono tre ed hanno lasciato il segno del loro sintomatico e cospirante procedimento espressivo.

Nell’ordito del testo non c’è però traccia di automatismo espositivo al modo surrealista. C’è piuttosto l’estro di una fantasia bizzarra che si compiace delle sue “ariostesche” (per così dire) invenzioni. Ne deriva un trattamento di lettura simultanea che proietta lo sguardo mentale su scenari a scatola cinese dove si susseguono o s’intrecciano eventi già probabilmente accaduti poi che passato e presente non sembrano avere più una direzione di marcia.

Allora compaiono tra l’altro personaggi inusitati come i Tamerlani, o meglio i Numi della Semantica, e si concede pause interpretative anche una figura enigmatica come il Gran Signore dei Numeri.

Sono erme simboliche che sbucano da una foresta di allusioni e di possibili interpretazioni dove la biblioteca stessa diventa assai più di una Babele: e ci s’immerge fino in fondo in questa palude letteraria dove le parole sembrano incastonarsi per emergenza di sensibilità fonetica, al punto che il lettore scopre di avere assunto alla fine un ruolo in questo racconto-esperienza dal quale si esce trasformati assieme ai personaggi che ne animano lo scenario.

Fabio Chiarini

Una maschera ci dice di più di una faccia

Mi piace questo argomento, scriverei pagine e pagine. Trovare una connessione fra le parole  “maschera” e “teatro”  non è una cosa semplice o quanto meno non c’è un’unica risposta.

Ricordando che la parola “maschera” deriva dal latino, probabilmente masca(m), cioè “strega”. Ma il termine latino che in origine stava a indicare la maschera teatrale è invece perso-na(m) ovvero “per-sona”: suona attraverso.

Lo strumento attraverso cui risuonava la voce dell’attore. Tale termine assunse successivamente il significato di personaggio e poi d’individuo.

Nella terminologia comune di oggi invece il termine persona, ovvero autenticità, si oppone maschera ovvero falsità. Da qui  “Sii una persona vera, non mettere maschere!”, quindi indossare una maschera pare una reazione al vivere autentico. Il termine maschera indicherebbe un ruolo assunto dall’individuo, in genere un atteggiamento non

autentico; un comportamento assunto in un determinato momento, spesso sotto la pressione delle convenzioni sociali.

La maschera diventa uno strumento di difesa, di fuga, di falsità. È presente una connotazione negativa.

L’uomo di teatro non accetterebbe però questa visione. Solo il cattivo teatro finge, il buon teatro non è nè vero nè falso, ma è creazione.

[ Ma cosa vuoi dire recitare “nel modo giusto”? Vuol dire: pensare, volere, desiderare, agire, esistere, sul palcoscenico, nelle condizioni di vita di un personaggio e all’unisono col personaggio, regolarmente, logicamente, coerentemente e umanamente. |…] Questo significa “rivivere una parte” (Stanislavskij)]

Per non essere ripetitiva con questi discorsi oggi mi limito a riportare considerazioni di persone che di teatro hanno vissuto.

Ogni uomo mente, ma dategli una maschera e sarà sincero (Oscar Wilde).

E dopo tutto cos’è una bugia? Solo la verità in maschera (George Byron).

Tutto ciò che è profondo ama mascherarsi; le cose più profonde odiano l’immagine e la similitudine (Friedrich Nietzsche).

Durante il Carnevale, gli uomini indossano una maschera in più (Xavier Forneret).

Mi metterei volentieri una maschera sul volto e con diletto cambierei il mio nome (Stendhal).

Una maschera ci dice di più di una faccia (Oscar Wilde).

Verso la fine della vita avviene come verso la fine di un ballo mascherato quando tutti si tolgono la maschera. Allora si vede chi erano veramente coloro i quali si è venuto in contatto durante la vita (Arthur Schopenhauer).

(Marina Lecce)

Critical Book&Wine, festival di editori e vignaioli indipendenti

Anche quest’anno torna il festival dei vini e dei libri indipendenti  Critical  Book&Wine da giovedi 16 a martedi 21 dicembre, tutti i giorni dalle 17:00 all’1:00 presso l’ ESC Atelier Autogestito, via dei Volsci 159: 6 giorni per incontrarsi e discutere insieme di libri da gustare al 20% di sconto e vini da leggere, tra dibattiti, concerti, presentazioni, degustazioni, reading, Il tutto accomunato dalla ricerca di una nuova editoria e agricoltura possibili, contro la truffa dei vini e dei libri spazzatura.

Di seguito trovate il programma completo, in cui segnaliamo la presenza di Nanni Balestrini, Donpasta, Sandro Joyeux, MondoCane, Andrea Cortellessa e Luca Archibugi, Paolo Virno, PoesiaTotale!, Riot Generation Video, Amara Lakhous, Maria Teresa Carbone, l’Associazione Italiana Architettura del Paesaggio (AIAPP) le degustazioni delle cantine Aurora (Marche), Viranda (Piemonte), Colle Capretta (Umbria), Pisoni (Trentino), Borgo delle Oche (Friuli), I Botri (Toscana) e molto altro ancora!

Fabio Chiarini