Un rene in regalo

resource.image_11Una donna di Milano di sessant’anni ha donato un rene in vita, generando una vera e propria catena di donazioni che hanno salvato la vita a ben quattro persone.

Il rene donato dalla donna ha salvato un paziente ricoverato presso l’ospedale di Pisa. Contemporaneamente, tre parenti del paziente ricevente la donazione, disposti a donare anche loro, ma incompatibili con il proprio congiunto, hanno avviato una “catena” di aiuto, donando a loro volta un rene a tre pazienti italiani risultati compatibili.

Le operazioni chirurgiche complessive di donazioni e trapianti, durate in tutto trentatré ore, hanno coinvolto cinquantacinque persone, tra medici, infermieri, rianimatori e poliziotti che si sono occupati del trasporto degli organi.

Il ministro della salute, Beatrice Lorenzin, ha evidenziato l’importanza della donazione da vivente cross-over, grazie alla quale si è resa possibile la realizzazione di questa catena di donazioni e trapianti.L’evento si è verificato in Italia per la seconda volta. Prima della donna, anche un altro cittadino milanese ha effettuato una donazione in vita.

 

 

Come avere delle belle cosce: trucchi e suggerimenti

belle cosce

Avere gambe sode, affusolate, snelle e magre è il sogno di ogni donna, avere belle cosce è la naturale conseguenza di gambe sempre ben tornite da sfoggiare in tutte le occasioni e per sentirsi sempre in forma e vedersi belle e sexy tutti i giorni. E se si sta bene con se stesse anche gli altri ti vedono più bellfa, solare, giovane e in perfetta armonia con il corpo e lo spirito. Ma non sempre basta una dose massiccia di sedute in palestra, faticose giornate passate a sudare con il personal trainer. In tema di gambe e belle cosce partiamo dal fatto che il rilassamento della pelle e dei tessuti avviene per cause molteplici e diverse, dall’assenza o interruzione di una sana e salutare attività fisica, da un improvviso e consistente calo di peso dovuto a diete ferree oppure per problemi di natura medica, fino a naturali processi fisiologici. Le cosce sono zone soggette in qualsiasi età alla cellulite, o in termini medici meglio conosciuta come “ptosi “, e per contrastare questa fastidiosa e antiestetica buccia d’arancia non resta che rivolgersi ad un professionista chirurgo estetico e sottoporsi ad una operazione di lifting per il risollevamento della pelle e il giusto drenaggio. Il professionista saprà valutare la qualità della pelle del paziente , la conformazione delle gambe e delle cosce della paziente, la presenza di massa muscolare della parte su cui si dovrà intervenire, la struttura ossea del paziente e la loro forza, e, una volta studiato e analizzato il tutto, illustrerà i risultati che è possibile ottenere con l’intervento, spiegando minuziosamente e in modo professionale che questo tipo di intervento non ha particolari controindicazioni è può essere effettuato a tutte le età purché la pelle sia sufficientemente elastica. Il lifting alle cosce avviene attraverso un’anestesia totale e con un post operazione di pochi giorni di degenza al fine di eliminare l’eccesso di adipe sulla pelle delle gambe e delle cosce, tonificare l’epidermide, e per ridisegnare la propria silhouette e ridare nuova vita al proprio corpo. Da un punto di vista pratico, il chirurgo estetico interviene attraverso una piccola incisione praticata nella zona pubica, spostandosi lungo il solco inguinale in modo da eliminare l’eccesso di cute presente nella zona dell’interno coscia. È importante che le pazienti siano a conoscenza del comportamento da tenere subito dopo l’intervento, durante la fase di bendaggio che durerà circa 7-10 giorni. Bisogna evitare l’assunzione di altri farmaci che possono interferire con l’anestesia generale e si devono abbandonare tutte quelle abitudini poco salutari come il fumo e l’alcol.

Medicina, staminali anche dal sangue congelato

staminali

Le cellule staminali sono cellule indifferenziate, in grado di trasformarsi in cellule nuove, di diversi tessuti o organi. L’ottenimento delle cellule staminali del sangue avviene attraverso il trapianto di midollo osseo, il prelievo del flusso sanguigno e l’isolamento delle cellule dal cordone ombelicale, per tutte queste azioni fin d’ora si è sempre utilizzato esclusivamente il sangue fresco.

Dalle ultime ricerche, però, effettuate nei laboratori di medicina dell’EURAC, è stato possibile ottenere cellule staminali embrionali, da campioni di sangue adulto congelato. Le cellule staminali embrionali permettono un largo utilizzo nella cura di diverse patologie, ma queste sono al centro di una difficile lotta etica, poiché l’embrione durante il prelievo viene distrutto. Questo però è considerato sin dal 1984 (con il rapporto Warnock), dal quattordicesimo giorno di formazione in poi, un potenziale individuo biologico.

A causa di queste difficoltà etiche, la ricerca si è concentrata sull’utilizzo di cellule staminali pluripotenti indotte, ottenibili dalla centrifugazione del sangue a contatto con diversi agenti che aiutano la separazione delle cellule, da utilizzare successivamente per la riprogrammazione, in grado così di ricreare ogni cellula del nostro corpo come quelle che formano il cuore e il cervello.

Con l’innovativa scoperta, che permette di attingere a queste cellule anche dal sangue congelato, la ricerca ne esce rafforzata, data la velocizzazione del processo, che grazie a un utilizzo minore di reagenti per la separazione delle cellule, questo permette un abbattimento dei costi, e come afferma Alessandra Rossini coordinatrice dello studio “Il grande vantaggio del nostro metodo -spiega- è quello di poter essere applicato anche a campioni di sangue prelevati in precedenza e conservati in bio-banca..”.

Alessandra Zanon e Viviana Meraviglia ricercatrici del EURAC, autrici principali della ricerca, hanno contribuito con questo studio a un utilizzo migliore, della tecnologia iPSC, che offre l’opportunità di esplorare nuovi percorsi terapeutici, la formulazione di nuovi farmaci, e dell’utilizzo più specifico dei test medicinali nella lotta delle malattie, agendo direttamente sui neuroni e i sui cardiomiciti.

Questa scoperta, fornisce a tutti noi la possibilità di dare sostegno alla ricerca, grazie alla donazione del sangue volontaria, che oltre ad essere necessaria per le trasfusioni, può aiutare a salvare molte più vite e a curare diverse malattie per ora incurabili.

L’utilizzo delle cellule staminali infatti verte principalmente, nella ricerca di una cura a patologia degenerative o autoimmuni, come il Morbo di Parkinson, Leucemia, Tumori, Anemie, Anemia Falciforme e immunodeficienze congenite. L’enorme potenziale delle cellule staminali del sangue nella sta principalmente infatti nella loro capacità di rigenerazione, fondamentale,nella cura delle malattie tumorali che in seguito ad alte dosi di chemioterapia e radioterapia priva il sangue del paziente di queste cellule, poiché distrutte durante il processo insieme all’ eliminazione del carcinoma tumorale.

Il sostegno alla ricerca è di fondamentale importanza, non solo per gli altri, ma per noi e per le nostre famiglie, perchè grazie all’impegno dei ricercatori si possano contrastare sempre più facilmente le malattie che possono colpire il nostro apparato e mettere in pericolo la nostra salute e quella dei nostri cari.

Alimentazione e obesità: arriva la dieta chetogenica

dieta-chetogenicaLa dieta chetogenica è uno dei trattamenti più utilizzati nei paesi occidentali per combattere l’obesità. Basata sul principio, appunto, della chetogenesi, tale dieta ha l’obiettivo di sciogliere il grasso in eccesso. Prima, però, di scendere nel dettaglio della dieta chetogenica, è opportuno precisare che per intraprendere tale percorso terapeutico è opportuno consultare sia il proprio medico di fiducia che un nutrizionista in modo tale evitare complicazioni di vario genere. In ogni caso, è importante tenere presente che la dieta chetogenica rappresenta solo il primo passo per intraprendere un percorso di dimagrimento duraturo e, dunque, è necessario che a tale terapia sia accompagnata da un impegno costante da parte del paziente nel seguire con particolare scrupolosità i consigli forniti dal medico e dal nutrizionista. Per permettere alla dieta chetogenica di generare risultati soddisfacenti nei tempi stabiliti, inoltre, è necessario che il paziente conduca una attività fisica costante durante tutto il periodo necessario per la terapia che, di solito, dura circa dodici mesi.

Ciò che rende la dieta chetogenica particolarmente efficace è il fatto che essa, oltre a permettere al paziente di perdere peso, lo assiste in un cambiamento radicale delle abitudini alimentari in modo tale da evitare un nuovo accumulo di peso al termine della terapia. Proprio la dieta chetogenica, pertanto, è particolarmente indicata sia per i pazienti che devono intraprendere un percorso con il quale combattere l’obesità che per tutti coloro che o hanno già subito interventi chirurgici per l’obesità ed hanno dovuto far fronte ad un successivo aumento di peso o che, invece, si devono sottoporre a tale intervento. L’apporto calorico della dieta chetogenica prevede un massimo di 800 calorie al giorno e, per nessun motivo, può scendere al di sotto delle 450 calorie. Tale terapia, pertanto, essendo povera di zuccheri, costringe l’organismo a bruciare i grassi per produrre energia.

Al contrario degli zuccheri, nella dieta chetogenica le proteine sono presenti in abbondanza in modo tale da consentire all’organismo di poter attingere ad una riserva di energia tale da permettere al paziente di sopportare lo stimolo della fame. Nello specifico, quindi, nella dieta chetogenica non sono ammessi i carboidrati contenuti nella pasta, nel pane, nel latte e, addirittura, in alcuni tipi di frutta e verdura. A tale proposito, infatti, è utile evidenziare che nella dieta chetogenica non devono essere presenti verdure ed ortaggi che, seppur caratterizzati da un basso contenuto di grassi, contano al loro attivo un quantitativo di carboidrati non compatibile con la terapia intrapresa. Ciò che, però, è importante tenere a mente è che tale dieta deve essere effettuata solo ed esclusivamente sotto controllo medico e per periodi non troppo prolungati poiché l’assenza di un apporto di carboidrati potrebbe causare un rapido aumento della massa grassa a seguito dell’interruzione della terapia.

In merito alla dieta chetogenica è opportuno tenere presente, inoltre, che, dipendentemente dalle necessità del paziente, si può scegliere se iniziare un percorso ciclico o intermittente. La differenza tra le due tipologie di dieta consiste nel fatto che la prima prevede una periodo in cui all’organismo viene fornito un consistente apporto di carboidrati. Nella dieta chetogenica intermittente, invece, non è previsto tale apporto di carboidrati poiché essi vengono ingeriti quotidianamente, seppur in quantità decisamente inferiore. In ogni caso, la dieta chetogenica intermittente non è indicata per combattere l’obesità ma, piuttosto, fa al caso degli sportivi che intendono potenziare la propria massa muscolare. In generale, infine, la dieta chetogenica è sconsigliata a chi è affetto da patologie epatiche e/o renali, durante eventuali gravidanze ed a chi soffre di diabete di tipo 1.

Crisi: curarsi costa troppo

Un grido di allarme è stato lanciato dai medici di famiglia, nel corso del congresso della federazione di medicina generale svolta a Villasimius.

La crisi ha toccato anche la salute, infatti moltissime persone rinunciano alle cure mediche per via del troppo stress, della paura di non riuscire a superare la crisi lavorativa etc.

E’ stata fatta anche un’indagine che ha dato risultati allarmanti per il campo medico, infatti il 64,6% dei medici ha notato che molti pazienti per via della crisi economica hanno trascurato il proprio stato di salute.

Per via dei costi molto elevati il 67,6% dei pazienti non va più dal dentista per non pagare le prestazioni mediche.

Alla crisi si unisce anche lo stress dei pazienti, infatti l’88% dei medici vede i propri pazienti stressati.

La gente preferisce dare la priorità al lavoro e alla famiglia, trascurando così il proprio stato di salute.

Ma è giusto risparmiare anche quando si tratta della propria salute?

Calogero Vignera

Una risata ci salverà la vita

Secondo molti studi, ridere per 15 minuti al giorno ha lo stesso effetto benefico dell’attività fisica.

 La ricerca è stata condotta dall’università del Maryland, ed è stata presentata al congresso europeo di cardiologia di Parigi.

 Affinché gli effetti benefici siano visibili, bisogna ridere di buon cuore, non un semplice sorriso o un ghigno, ma una risata piena di sano divertimento, un momento unico, per 15 minuti al giorno.

 Il professore Roberto Ferrari, presidente della European Society of Cardiology, ha dichiarato che basta un buon film comico per avere un effetto immediato e positivo.

 La risata provoca la dilatazione dei vasi sanguigni, con effetti benefici volti a prevenire la arterioslerosi, l’ infarto e l’ictus.

Quindi armiamoci di buon umore giornaliero per avere una vita più sana e lunga.

Calogero Vignera

Esiste il gene della felicità, lo dice la scienza

E’ stato individuato il primo gene della felicità, cioè il primo a risultare formalmente legato al grado di soddisfazione e felicità di un individuo: il gene produce una molecola legata al funzionamento del neurotrasmettitore del buon umore, la serotonina. Si tratta del gene ‘5-HTTLPR’ che funge da trasportatore della serotonina, spiega Jan-Emmanuel De Neve della London School of Economics, coautore dello studio riportato dal magazine New Scientist e pubblicato sul Journal of Human Genetics.
Questa notizia può essere definita inconsueta tanto quanto opinabile. Il DNA è sempre stato definito come la mappa precisa del nostro corpo: se sapessimo leggere il DNA riusciremmo a prevedere il destino puntuale di un neonato, ovvero le patologie di cui è o sarà affetto, la durata della sua vita e molto altro.
Che all’interno del Dna ci fosse scritto anche in che percentuale quell’individuo sarà felice nella sua vita non si era mai sentito. Impensabile. Eppure le ricerche scientifiche paiono dire il contrario.
Un gene preciso e individuato, quindi, regolerebbe il grado di soddisfazione: che vuol dire? Che nonostante tutti gli sforzi, se un uomo ne è carente non sarà mai felice? E che altri, in possesso di quel gene, saranno comunque felici?
Gli economisti comportamentali hanno chiesto ad un campione di 2.500 persone il loro livello di soddisfazione, poi hanno analizzato il loro DNA. Quelli con due copie di una certa variante del gene 5-HTT erano abbastanza felici – il 69% si dichiara soddisfatto o molto soddisfatto della vita. Ma le persone senza le copie erano significativamente più penalizzate – solo il 38% è soddisfatto o molto. Si è dunque arrivati alla conclusione che il gene 5-HTT regola il trasporto della serotonina, il trasmettitore che molti antidepressivi aiutano a regolare. L’autore dello studio Jan-Emmanuel De Neve ha detto; “E’ stato a lungo sospettato che questo gene svolgesse un ruolo nella salute mentale, ma questo è il primo studio a dimostrare che è fondamentale nel plasmare il livello di felicità individuale”.

Cos’è allora la felicità?

Secondo Michael Argyle, lo studioso più preciso di questa emozione, la felicità è rappresentata da un senso generale di appagamento complessivo che può essere scomposto in termini di appagamento in aree specifiche quali ad esempio il matrimonio, il lavoro, il tempo libero, i rapporti sociali, l’auto realizzazione e la salute.

La felicità è un sentimento agognato dall’uomo: nei secoli e nei millenni la felicità è stata definita da molti, teorizzata da tutti. Le citazioni sarebbero infinite, ma ne riporto alcune per evidenziare quanto diverso sia sempre  stato il concetto della parola “felicità”.
Secondo Aristotele la felicità è “Esercitare liberamente il proprio ingegno, ecco la vera felicità”; secondo Dostoevskij,  “la più grande felicità è conoscere le cause dell’infelicità”; secondo Yourcenar “ogni felicità è un capolavoro.” E’ il punto è proprio questo, la felicità è soggettiva, è oggettiva la sua ricerca ma non la meta. La felicità non è una situazione permanente, è un attimo, diverso e distinto, non condivisibile con tutti e indimenticabile. La felicità è il sapore dolce di un momento piacevole, confrontato con quello amaro di altri momenti. Solo così l’uomo riesce a distinguere la felicità dalla non felicità. Lo studio scientifico qui riportato non suggerisce che la felicità sia uno stato d’animo di base geneticamente determinato. La scoperta potrebbe aiutare i medici psichiatrici ad aiutare in maniera più specifica ogni singolo paziente, avendo una mappa genetica di ogni malato, il medico è in grado di intervenire su ogni profilo. Rischi di depressione e di  salute mentali sarebbero accertabili, ma non prevenibili! Lo stesso De Neve ha ricordato che il nostro cervello si forma soprattutto parallelamente alle informazioni immagazzinate con le esperienze personali. Esistono persone più allegre e altre meno, alcune più ottimiste, altre più pessimiste. Ma un uomo non nasce e muore felice. Le esperienze di vita sono sempre le protagoniste nel processo di formazione e modifica dei nostri geni. Almeno in parte.

Marina Lecce

Salute: la panniculopatia edemato-fibro-sclerotica.

Arriva la bella stagione e, quasi per tutte le donne, la voglia di mettersi in gonnella. Non tutte però vivono bene l’estate: una larga fetta della popolazione femminile è affetta da una sindrome: la panniculopatia edemato-fibro-sclerotica.

La P.E.F.S., meglio nota col nome di “cellulite”, colpisce moltissime donne, ma non tutte ci convivono con imbarazzo.

Infatti è bene chiarire un concetto: la cellulite non è un difetto estetico, o almeno non solo, ma è una vera e propria patologia che necessita, nei casi più gravi, di cure per liberare le cellule “asfissiate dall’infiammazione”.

Ma come succede?

La cellulite è un’alterazione del derma e dell’ipoderma: in condizioni ottimali, le cellule adipose (adipociti), normalmente presenti nel tessuto sottocutaneo, funzionano da riserva di energia per l’organismo, e vengono bruciate secondo necessità. Se, per vari motivi, c’è un rallentamento, o addirittura stasi, del circolo venoso, questa “riserva” di grassi diventa irraggiungibile dal sangue e quindi inutilizzabile. Le cellule adipose, ciclicamente prodotte dall’organismo, si accumulano senza essere utilizzate e vanno a comprimere i capillari sanguigni, già fragili, che si spaccano e diventano visibili anche dall’esterno.

Ma non finisce qui: i capillari schiacciati immettono all’esterno del plasma che passa dalle loro pareti porose compresse. Questo plasma, che normalmente deve essere contenuto e non lasciato circolare, si infiltra fra le cellule e con il tempo provoca un’ infiammazione del tessuto adiposo con formazione di fibrosi dei tessuti sottocutanei. Il risultato visto dall’esterno è la venatura rossastra dei capillari rotti e l’effetto materasso della pelle.

Molte donne stanno già pensando a quanto difficile e deprimente sarà l’iter per smaltire la “ciccia”. Questo pensiero negativo innesca in queste donne l’atteggiamento di vergogna verso il proprio corpo.

Se invece si pensa che quelle parti del nostro corpo stanno soffrendo e si trovano in una situazione di “cancrena senza ossigenazione”, l’atteggiamento verso il nostro corpo sarà di protezione e di voglia di curarlo.

Il banale inestetismo non è una colpa, ovvero non è tutta colpa della nostra volontà: la cellulite non spunta fuori dopo aver mangiato due gelati!

Molti fattori concorrono alla sua formazione: fattori primari ( il sesso, la razza o la familiarità), fattori secondari ( quelli collegati ad alcune fasi della vita, al ciclo mestruale, a patologie particolari o all’assunzione di farmaci), fattori detti aggravanti, come la cattiva alimentazione o la sedentarietà. Attenzione: i fattori aggravanti concorrono alla formazione della cellulite, ma non sono gli unici. Volete un esempio? Se una bambina di 11 anni conduce una vita sedentaria e mangia male ma non ha casi di cellulite evidenti o gravi nella sua famiglia, state pur certi che quella bambina non sarà affetta da cellulite al contrario di una bambina che conduce lo stesso stile di vita ma ha casi di cellulite in famiglia.

Sicuramente i livelli di P.E.F.S. possono essere facilmente controllati se adottassimo stili di vita più movimentati e sani, ma il problema non sarebbe cancellato.

Si nota bene che, così parlando, la cellulite è trattata come una patologia, qual è, e non come un futile inestetismo da nascondere sotto i pareo in spiaggia. Anzi, chi soffre di cellulite dovrebbe stare in acqua o seduta sul bagnasciuga a lasciarsi coccolare dalle onde.

Il massaggio delle onde è un valido aiuto contro la cellulite. Di metodi specifici ne esistono ormai moltissimi e la maggior parte sono efficaci. Si va dal fai-da-te delle creme, che devono essere applicate con un lungo massaggio circolare e dal basso verso l’alto, fino alle cure più specifiche fatte in uno studio medico. Stiamo parlando dell’endermologie ( metodo recente: è un “massaggio” computerizzato eseguito per mezzo di un manipolo dotato di rulli mobili che sollevano, spremono e comprimono la cute, permettendo un buon rimodellamento della silhouette), dell’elettro-stimolazione, della mesoterapia ( iniezione nelle zone interessate di farmaci ad azione lipolitica), la microterapia (più indolore della precedente, utilizza il SIT, piccolo dispositivo a ventosa, munito di un piccolissimo ago che non arriva a stimolare le terminazioni nervose e quindi non causa dolore), fino agli ultrasuoni ( onde sonore ad alta frequenza, non percepibili dall’orecchio umano, che producono calore e sciolgono i lipidi).

Insomma basta parlare di difetti e di “corpo brutto”: il nostro organismo è perfetto e si “imbruttisce” solo se affetto da malattie.

Marina Lecce

Guerra al cibo: trincee deboli

Il conto alla rovescia è cominciato: col primo sole caldo dell’anno le città sono invase da gente che corre, chi con le cuffie fa percorsi tranquilli per i pedoni, chi più indisciplinato fa lo slalom tra le macchine ferme ai semafori. Le palestre in questi mesi fanno il pienone, i centri benessere hanno file interminabili per le loro cabine-lampada. Insomma arriva l’estate e non si deve perder tempo, al mare bisogna arrivarci perfetti.

Volenti o nolenti, però, la prima cosa da cambiare è proprio la nostra alimentazione. Fattori esterni continuano comunque a minare la nostra fragile volontà: lavoro, figli, famiglia e cene fuori diventano “i nemici” della nostra meta irraggiungibile.

Come organizzarsi? Innanzi tutto è necessario sapere che gli sgarri non sono solo indotti da un cedimento delle nostre trincee di guerra al cibo, ma, secondo uno studio, attaccano più facilmente in un preciso momento della giornata: alle 15.23. Bene, ma, ora che lo sappiamo, basta tenersi occupate a quell’ora?

Non proprio. Andiamo con ordine. I ricercatori hanno posto delle domande a 1.520 persone a dieta ma che non riuscivano a osservarla in modo scrupoloso. Dai dati raccolti è emerso che il 62% degli intervistati cadeva in tentazione a metà pomeriggio. Solo il 16% sgarrava al mattino e il 22% la notte.

Una delle cose che eravamo desiderosi di stabilire era l’andamento dei fallimenti e così abbiamo chiesto alla persone se potevano ricordare il momento della giornata in cui avevano precedentemente abbandonato la loro dieta. Abbiamo presto scoperto che a metà pomeriggio, più specificamente tra le 15.00 e le 15.30, è stato il momento più precario per la maggior parte delle persone che erano a dieta”, ha spiegato il nutrizionista Atkins al Daily Express. “Siamo stati poi in grado di elaborare, attraverso le nostre risposte, il tempo medio di infrazione e si avvicinava con la massima precisione alle ore 15.23. Questo è il momento in cui le persone che sono a dieta sono più soggette a infrazioni a causa di una serie di fattori diversi, vale a dire la voglia di una sferzata di energia a metà pomeriggio o l’uso del cibo come stampella emotiva”.

Questa ricerca può essere d’aiuto soprattutto nel suo fattore psicologico. Ovvero, sapendo che molte altre persone come noi verso le 15 stanno disperatamente aprendo il frigo, il detto “mal comune mezzo gaudio” deve venirci in soccorso. Pensiamo: “Ok, ho fame, o penso di averne, è accertato, lo dice anche la scienza che a quest’ora è facile cadere in tentazione. Ma cerchiamo di uscirne non troppo sconfitti. Anziché una pizzetta o una sfogliatina, oggi soddisfo la fame con uno yogurt, o una barretta. Passate le 16 avremo vinto.”

Il punto è proprio questo: lo studio ha certificato un meccanismo compensatorio del cibo che si consuma alle 15.23. Quest’atteggiamento non accomuna tutti, e comunque non è l’unica tentazione che può assoggettarci. Quando scriviamo sul calendario quelle paroline terribili “da oggi sono a dieta”, il nostro corpo innesca tutta una serie di meccanismi di difesa. Per ingannare il nostro corpo e non fargli subire un digiuno irragionevole, oltre agli studi scientifici, bisogna adoperare delle tecniche per ingannare la fame (o presunta).

Eccone alcuni.

Il momento del pasto va vissuto come un rito. È importante concentrarsi sul cibo, per alzarsi soddisfatti e con la sensazione di aver mangiato a sufficienza. Masticare con calma il cibo, senza pensare ad altro, fa sentire più sazi. Il segnale di sazietà infatti giunge dallo stomaco al cervello dopo circa 20 minuti dall’inizio del pasto. Per vincere l’appetito improvviso tenere in frigorifero qualcosa di buono ma ipocalorico come: yogurt magro, qualche fettina di mela, insalata di mare o gamberetti lessati, verdure grigliate o crude. I cibi integrali aiutano a ritrovare la linea grazie al quantitativo di fibra che si nasconde in essi, saziano di più e tengono sotto controllo la fame. Bere acqua durante la giornata (circa 1 litro e 1⁄2) facilita la diuresi. Gli “sgarri alimentari” non si recuperano con il digiuno. Saltando un pasto si arriva a quello successivo con un eccesso di fame. Siete invitati a mangiare fuori? Fare prima uno spuntino. Mangiucchiare qualcosa prima di uscire permette di tamponare i morsi della fame. Cucinare gli alimenti possibilmente in pezzi grossi. Quanto più piccolo viene tagliato un alimento per essere cucinato con i grassi, tanto più aumenta la sua superficie di assorbimento e, di conseguenza, il numero di calorie.

Non saltare mai la prima colazione. Saltarla significa esporsi al classico calo di zuccheri (e del rendimento psicofisico) delle ore 11. Un bicchiere di latte, un cucchiaino di zucchero, due fette di pane integrale con miele e un frutto è la colazione ideale.

Sono consigli comuni, resi noti su migliaia di riviste in tutto il mondo. Eppure moltissimi non riescono a seguirli. Perché? Fa sorridere l’uomo mangiare uno yogurt? Dovrebbe mangiarne, per evitare problemi seri alle ossa con l’età. E’ una perdita di tempo fare una giusta colazione? State attenti a ciò che ingurgitate alle 11, troppe pizzette o tramezzini fanno vorticosamente aumentare il colesterolo. Insomma, non sono solo consigli per dimagrire, perché il dimagrimento del corpo è la conseguenza di una salute buona. Sono proposte di alimentazione per mantenersi in salute.. e anche in forma.

Marina Lecce

Che ci vuole per essere una star?

Ma quanto sono stelle le stars di Hollywood?

Abbiamo già parlato delle loro insopportabili diete, ma non è la sola cosa a cui, poverini, si sottopongono per apparire più belli. Ore e ore in palestra, personal trainer, rimedi naturali,operazioni chirurgiche e chissà cos’altro!

Vediamo nello specifico come ci appaiono questi divi.

Passano e spassano in passerella e su tappeti rossi anche su tacco 12, con un passeggio invidiabile. Schiena dritta, sguardo fiero, una pelle liscia e senza imperfezioni, seno (che pare cambiare a seconda dell’abito!) perfetto, fondoschiena che sfida la forza di gravità, vitino da vespa, mani ben curate… e sorriso.

Come si fa ad essere sempre così perfette?

Premettendo che il denaro non è un problema per tutti loro, ma lo è per la maggioranza delle ragazze normali, la questione non deve neanche essere spiegata: basta pagare i migliori del campo, e sono molti campi, per ottenere il meglio!

Spalla dritta: serve per apparire più slanciate e sicure di sé. Occorrono specifiche attenzioni di un personal trainer che ogni giorno, per ore, ci guida negli esercizi che fanno bruciare grassi e migliorano il tono muscolare. E che ci vuole? Anche noi andiamo in palestra, ma perché le star riescono a tornare in linea in sole tre settimane? E’ solo questione di palestra?

Andiamo avanti.

Un viso perfetto. Cetrioli sugli occhi, massaggio fai-da-te anti rughe e maschera per il viso comprata al supermercato? Macchè: la moda per un viso perfetto a New York si chiama Tracie’s Resculpting Facials. La visagista Tracie Martyn, che ritocca il viso di Penelopez Cruz, Brad Pitt, Sandra Bullock e molti altri, propone sedute (costosissime) di un trattamento con un elettrostimolatore che “ravviva la pelle”. Magicamente via occhiaie, doppio mento, macchie. Basta solo pagare profumatamente.

Va bene, avete ragione, il viso è fondamentale, è la prima vetrina attraverso la quale giudichiamo una persona. Andiamo avanti.

Il seno. Qui bisognerebbe aprire un capitolo, forse due, sui ritocchini che il seno subisce nella nostra generazione. A diciotto anni, le neo maggiorenni vogliono un seno nuovo. In rete, network a pagamento ti permettono di guadagnare tanto da poterti rifare un seno, in cambio chiedono solo alcune tue foto..magari nuda. Ma no, questo per le star è roba passata. Le operazioni richiedono tempo, non riescono mai bene, gonfiano o sgonfiano troppo il seno. La soluzione del secolo, per modellare il seno è il botulino proposto dalla dermatologa Patricia Wexler. Una punturina sotto il petto, senza anestesia, un paio d’ore prima di indossare l’abito scelto per il gala e via, il seno si alza immediatamente e riempe giusto giusto le coppe di quel costosissimo vestito che si indosserà solo per quella sera. Come l’abito, anche il seno va via. Insomma per avere un seno perfetto il trucco è questo: scegliere l’abito, puntura con botox tanto quanto basta, passerella, foto, sorrisi. Tornate a casa: via l’abito nell’armadio e, beh i tempi sono più lunghi, dopo cinque mesi il seno va via. Comodo, no? Seno giusto per il momento giusto. Dimenticavo: la punturina costa circa duemila dollari. Ma avevamo detto che il denaro per loro non è un problema.

Dite bene, il seno è importante. Deve essere perfetto. Più è perfetto, più aumentano le possibilità di finire sulle prime pagine dei giornali. E’ il loro lavoro.

Andiamo avanti: ciglia e unghie perfette? 450 dollari per ciglia folti, ma che appaiono naturali (troppa artificialità stucca, è giusto) nelle beauty maker. Durano due mesi. Labbra più voluminose, ma solo per una sera? Si può, lo fa anche Jiulia Roberts, botulino costosissimo e che dura solo quattro ore con l’aggiunta di un lucidalabbra mischiato con gocce di olio di cannella. Fortunato chi le bacia.

Braccia e gambe più snelle? Yoga, solo yoga. Lo consiglia la Aniston che, quando si accorge di soffrire di ritenzione idrica, sveglia il suo personal guru, che dorme a casa sua ovviamente, per una seduta “preziosa” di yoga. Sedere che casca troppo questa sera? La più pratica è Gwynwth Paltrow che indossa, insieme, ben due culotte aderenti, senza cuciture che levigano i fianchi e appiattiscono l’addome. Così facendo le due porzioni di lasagne mangiate la sera prima spariscono magicamente. Consiglio: attenzione ai giri di walzer.

Parola di star!

Marina Lecce