Oxford, Vaccino universale contro ogni tipo di influenza

Secondo la ricenca di un gruppo di scienziati dell’Università di Oxford si sta  constatando  l’efficacia di un vaccino anti-influenzale universale che potrebbe agire contro ogni variante del virus che fa ammalare, ogni anno, milioni di persone.

Lo studio al momento ha coinvolto un esiguo campione e bisognerà aspettare le approvazioni delle autorità sanitarie, che richiedono test su migliaia di individui, perché la scoperta sia fruibile da tutti.

La ricerca è una novità perché è la prima volta che un vaccino universale viene testato sugli uomini.

Il nuovo vaccino colpisce una parte diversa del virus rispetto ai tradizionali vaccini. Con questo escamotage non sarebbe necessario riformulare il vaccino stagionale ogni anno, come accade finora, con enormi costi. Il vaccino universale, messo a punto da un team guidato da Sarah Gilbert del Jenner Institute ad Oxford, colpisce le proteine all’interno del virus, proteine comuni in tutti i ceppi, invece di quelle che si trovano sull’involucro esterno del virus, suscettibili di mutazione.

Se usato su ampio raggio, un tale tipo di vaccino potrebbe evitare le pandemie e farebbe risparmiare in termini di tempo e soprattutto di denaro.

Per ora il test, con esiti positivi, ha coinvolto solo 22 volontari, 11 che sono stati vaccinati dalla Dottoressa Gilbert, e poi contagiati, con il ceppo del Wisconsin del virus influenzale H3N2, isolato per la prima volta nel 2005, ed altri 11 volontari non vaccinati e ugualmente contagiati.

Tutti i volontari sono stati monitorati due volte al giorno, per valutare la frequenza e l’entità di colpi di tosse, mal di gola e muco prodotto. I risultati sono stati sorprendenti: il vaccino ha funzionato in tutti gli 11 volontari a cui era stato somministrato, che hanno mostrato un maggior livello di attivazione dei linfociti T.

Questo non è il primo studio sulla realizzazione di un vaccino universale, ma è il primo che è già in sperimentazione sull’uomo. Un team di ricercatori americani dell’Istituto nazionale di Allergologia e Malattie infettive di Bethesda, nello stato del Maryland, lo scorso anno, aveva compiuto un importante passo in avanti con una tecnica che si basa su una doppia iniezione.

La prima è di un vaccino di base – durante la sperimentazione hanno utilizzato un virus influenzale del 1999 – che stronca le parti geneticamente in comune fra le varie infezioni, mentre la seconda iniezione colpisce l’emoagglutinina, una proteina presente nella superficie cellulare dei virus che serve a trovare gli zuccheri nelle cellule dell’apparato respiratorio e a fare da ponte per l’aggressione del virus.

L’emoagglutinina ha una forma cilindrica allungata la cui parte superiore cambia forma, sfuggendo così alla reazione degli anticorpi. Il vaccino messo a punto dai ricercatori americani aggredisce la proteina nella sua parte inferiore, quella meno protetta, per distruggerla. Finora, i test condotti su vari animali – topi, scimmie e furetti – sono apparsi confortanti. Esposti a virus molto aggressivi come quello del 1934, gli animali hanno saputo reagire positivamente all’infezione. La risposta immunitaria è stata decisiva anche contro l’influenza aviaria. Tutti gli animali immunizzati con la tecnica del doppio vaccino sono sopravvissuti, mentre alcuni animali che avevano ricevuto solo la profilassi standard o solo il vaccino in sperimentazione sono deceduti.

Il dott. Gary Nabel, che ha coordinato la ricerca, ha dichiarato: “questo approccio apre un nuovo percorso per le vaccinazioni anti-influenzali, che potrebbero diventare simili a quelle già in uso per altre malattie (per esempio l’epatite) che prevedono una vaccinazione di base nei primi anni di vita e richiami aggiuntivi nell’età adulta. Potremmo essere in grado di testare l’efficacia di questo metodo sugli esseri umani nei prossimi 3/5 anni”.

Il filone di ricerca a cui si ispirano gli scienziati del Maryland è noto da tempo e gli appassionati del complotto ad ogni costo hanno già individuato nella scarsità di risultati a cui si è approdati finora la responsabilità chiara delle case farmaceutiche, che vedrebbero sparire una sicura fonte di guadagno con l’introduzione di un unico vaccino. In realtà, sebbene la ricerca americana appaia promettente, deve comunque fare i conti con un ostacolo tecnico più che politico, come spiega il prof. Pregliasco, virologo dell’Università di Milano: “l’ipotesi di un vaccino universale comporta innanzitutto il problema di antigeni immutati della matrice che hanno una buona possibilità di modificarsi.

Fabio Chiarini

Bellezza: l’alimento giusto al momento giusto

Per risolvere molti problemi che affliggono il nostro corpo, tutti i più grandi esperti ci avranno detto più volte di curare la nostra alimentazione. Partendo dal concetto, infatti, che il nostro corpo è una macchina perfetta, occorre nutrirsi con una dieta varia per apportare al nostro organismo i principi nutritivi (sali minerali, vitamine..) che consumiamo ogni giorno.

Le risposte più cercate sono i “leggendari cibi per dimagrire”. Ed è per questo che comincio da questi: ovviamente non basta mangiare cibi poveri di grassi per una forma perfetta, non dobbiamo far finta di dimenticare che occorre muoversi. Quindi alimentazione e allenamento fisico, che può essere la classica palestra, o, secondo una recente ricerca americana, basta una camminata veloce di almeno mezzora al giorno accompagnando il nostro cane in città.

E comunque ecco alcuni cibi che aiutano ad eliminare le tossine e i liquidi in eccesso: aglio ( efficace per riattivare il metabolismo aumentando la capacità di bruciare i grassi, e tiene sotto controllo i livelli di colesterolo e i picchi glicemici), la banana ( a basso contenuto di grassi, dall’elevato potere saziante e ricca di molti minerali), la cipolla ( favorisce la diuresi, ma altamente poco digestiva per alcuni), fragola (anticellulite), semi di cereali, kiwi (pieno di fibre è ottimo contro i gonfiori addominali), limone (rafforza la microcircolazione), mela ( se è rossa è un ottimo bruciagrassi), noce (attenzione a consumarla con moderazione, ma per la sua ricchezza di grassi insaturi, proteine, zuccheri e vitamine, aiuta a bruciare il grasso corporeo), orzo, pollo ( e le carni bianche in generale), rucola, soia, tè, uovo (incredibile, ma a quanto pare brucia le scorte di adipe, ma attenzione al tuorlo che, se consumato eccessivamente, alza vertiginosamente il colesterolo), vino e zucca (lassativa e diuretica, è ottima contro la fame nervosa).

Oltre ad aiutarci a mantenere la linea, il cibo, se ben assunto, evita altri problemi, che stanno molto a cuore non solo alle donne.

Chi ama avere mani ed unghie sempre perfette, deve tener ben a mente che non basta la seduta dall’estetista, per altro costosa, ma è necessario introdurre giornalmente la giusta quantità di cereali, latticini, legumi, uova, pesce, germe di grano, tanta frutta e bere molta acqua.

Per capelli più forti, sia che si intenda la protezione contro il sole o il rallentamento della calvizie maschile, occorre contrastare l’azione dei radicali liberi; selenio e zinco fanno a questo caso.

Cibi ricchi di selenio sono il pane, la pasta integrale, tonno, tuorlo, frutti di mare, latte, yogurt, funghi, aglio, broccoli e parmigiano. Ricchi di zinco sono invece la carne di vitello, di manzo, tacchino e agnello ma anche pesce, frutta secca, semi di girasole e legumi.

Quante volte invece vi chiedete il perché di quella pancia gonfia che non va via neppure con serie infinite di addominali? Gli esperti da qualche decennio parlano della sindrome del “colon irritabile”, ovvero di una parte del nostro intestino perennemente irritata che non ci fa digerire bene e, anzi, procura una conseguente e fastidiosa sintomatica, la flatulenza! Per questo caso particolare non ci sono regole troppo generali, occorrono delle analisi e diete distinte da persona a persona. Vi propongo però la lista di alcuni cibi, insospettabili, che aiutano la risoluzione del problema: riso, pastina, manzo, mele e pere.

Ma non finisce qui, ci sono altri casi in cui il cibo non va ingerito ma si usa esternamente, come le classiche fettine di cetriolo da mettere sugli occhi per ridurre le borse, o la gustosissima maschera al cioccolato per ottenere una pelle liscia. Già, infatti, oltre alla seguitissima e apprezzatissima ricerca che ha scoperto quanto poco calorica e indicata per migliorare i livelli di serotonina sia la cioccolata, esiste un’altra ricerca che ha scavato tra le tradizioni dell’antica cultura dei maya: spalmarla sul viso per una pelle da favola. Non solo un alimento dietetico, ma anche ottimo idratante, il cioccolato è un alimento perfetto!

Il cioccolato, però, va evitato, insieme al caffè e ad altri eccitanti, durante quelle fastidiose giornate che precedono il ciclo mestruale. In quei giorni, infatti, mal di testa, dolori alle gambe, pancia che tira, tensione al seno, insonnia e stipsi possono rallentare il ritmo di una donna. I sintomi variano ( e le più fortunate non avvertono nessun disagio), ma per tutte occorre evitare il sale, che aumenta la ritenzione liquida, alcool e altri eccitanti per ridurre l’irritabilità: latte, formaggi, fagioli, spinaci, noci, patate, carote, pesce e tutti i legumi devono essere gli unici alleati per le donne in quei giorni.

(Marina Lecce)

Via libera al sesso anche in gravidanza

Secondo una ricerca canadese ed americana, pubblicata sul “Canadian Medical Association Journal”, fare sesso durante la dolce attesa non è dannoso per il feto.

Una coppia può quindi mantenere una normale attività sessuale nonostante i molti cambiamenti nel corpo della donna.

L’astenzione tanto praticata, deve essere solo una precauzione per le gravidanze a rischio, soprattutto quelle gemellari.

Secondo luoghi comuni, fare sesso in gravidanza, porterebbe a parti prematuri, infezioni uterine e coaguli di sangue ma sembra ormai dimostrato che questi timori non sono altro che dettami di medici poco informati.

Molto spesso le coppie sospendono per nove mesi l’attività sessuale, la paura di danneggiare il bambino o di creare problemi alla gestazione hanno la meglio sul desiderio di intimità.

Un altro luogo comune è quello che la donna incinta avrebbe un calo di desiderio…ma anche questo è stato sfatato. L’effetto dell’aumento degli estrogeni, al contrario, accresce il desiderio e favorisce una maggiore soddisfazione durante i rapporti.

Gli scienziati hanno svolto questa ricerca prendendo in esame due gruppi di donne: il primo gruppo ha avuto rapporti durante tutta la gravidanza ed il secondo si è astenuto dal sesso. Il risultato è stato chiaro, non sono stati riscontrati legami tra i problemi insorti durante la gravidanza e l’aver svolto o meno attività sessuale.

Neanche tra le donne che in precedenza avevano avuto parti prematuri, caso in cui veniva assolutamente vietato il sesso, si sono riscontrate differenze nell’ambito dei gruppi presi in esame.

Quindi è inutile astenersi dall’intimità quando si aspetta un figlio…inutile e dannoso per la psicologia della coppia.

Finalmente con la ricerca si chiarisce sempre più il concetto che la gravidanza è un evento naturale, nella vita della donna, e non una malattia.

(Simona Renzi)

Ancora dubbi sul vaccino contro il papilloma virus, tra effetti collaterali taciuti e conflitti d’interesse

“Ci sono solo due forze che uniscono gli uomini: la paura e l’interesse”, sosteneva Napoleone Bonaparte.

Ma cosa può succedere quando una ristretta cerchia di persone scopre che, per il proprio interesse, può rivelarsi utile accrescere e sfruttare la paura suscitata in molte altre?

Gli esempi, storicamente parlando, si sprecano. E purtroppo, in quasi tutti i casi, la paura è stata instillata nelle persone proprio da un organo o una figura incaricati della loro sicurezza.

E’ questo il caso del vaccino HPV, il vaccino contro il papilloma virus, la cui sperimentazione ha avuto inizio nel 2008.

In quell’anno, circa 280.000 ragazzine italiane di undici e dodici anni sono state vaccinate con il Gardasil, allo scopo di prevenire il cancro al collo dell’utero.

La campagna mediatica è stata forte ed intensa, ma gli effetti collaterali del vaccino non sono mai stati pubblicizzati in maniera chiara e precisa, così come non è stato ben delineato il legame che unisce il papilloma virus allo sviluppo del cancro.

Tanto che nello stesso anno è stata fatta una petizione per una moratoria di almeno tre anni nei confronti delle vaccinazioni, sottoscritta da circa 4.000 ricercatori spagnoli.

Il primo firmatario è stato Carlos Alvarez-Dardet, direttore del Journal of Epidemiology and Community Health.

Ma com’è potuto succedere che un vaccino già in fase di sperimentazione umana suscitasse tante polemiche nell’ambito della scienza della salute?

La domanda è retorica, non si tratta di un enigma. Quanto, piuttosto, di una prassi sempre più comune: il profitto delle case farmaceutiche è più importante della salute e della sicurezza delle persone.

Per comprendere ciò, è necessario scendere in dettagli più tecnici della “fiducia incondizionata ai ricercatori” (che pur ne meritano molta più di quella concessa per tacita convenzione alle multinazionali). In particolare, capire in primis in che modo il papilloma virus è visto come responsabile del cancro, ed in secondo luogo gli effetti del vaccino in questione.

Innanzitutto, crolla subito il mito (mai sponsorizzato dai media, ma nemmeno negato) che vede il virus come “annunciatore inequivocabile del cancro”, errore nel quale potrebbero cadere soprattutto i meno informati.

Il papilloma virus è infatti presente in circa l’80% degli uomini e delle donne, spesso fin dalla nascita. Lo si può trovare abitualmente nelle mucose del pene, della vagina e della cervice, e di per sé è innocuo tanto quanto tutti gli altri virus e batteri presenti.

La sua trasmissione può avvenire anche al di fuori di quella sessuale (benché questa rimanga quella più probabile), e nella maggior parte dei casi non comporta la malattia, ma semplicemente un’infezione transitoria che, spesso, scompare senza necessità di intervenire.

Il virus HPV non è indicativo quindi di una malattia, e il maggior pericolo correlato ad una sua esposizione, nell’immediato, è lo sviluppo di lesioni comunque trattabili. Uno scenario che interessa comunque solo l’1% dei casi.

Come si è arrivati quindi a collegare un germe così comune allo sviluppo di diversi tipi di cancro?

Semplicemente perché le lesioni, se non curate, possono comportare l’insorgenza del tumore nelle zone interessate. E perché ciò avvenga è necessario un lasso di tempo piuttosto lungo, circa dai 20 ai 40 anni: un fatto chiaramente eccezionale, che rappresenta anche in questo caso l’1% dei casi di lesione da papilloma virus, e lo rende non una malattia, quanto piuttosto un fattore di rischio.

Riassumendo, questo virus è naturalmente presente nell’80% della popolazione, ed ha l’1% di possibilità di sviluppare delle “macchie” (lesioni) nella zona interessata.

Queste lesioni possono portare al cancro, qualora non venissero curate entro una scadenza ultraventennale.

Se a questi dati si aggiunge il fatto che la maggior parte dei casi di tumore dovuti al papilloma virus insorgono in Africa ed Asia, dove le condizioni igieniche, il trattamento delle malattie e la loro conoscenza sono molto trascurati, si ha finalmente un chiaro quadro di quanto l’HPV possa essere realmente determinante per l’insorgenza del cancro.

Ma non è finita qui. Perché se da una parte è stato fatto un grosso allarmismo largamente ingiustificato, dall’altra sono state messe sotto accusa le modalità con le quali si è proceduto alla vaccinazione, e la durata effettiva di quest’ultima.

Il vaccino, andando ancora per ordine, contiene il virus HPV geneticamente modificato, ed anche per questo ci sono state numerose proteste: a che scopo causare un danno nell’immediato a delle ragazzine di 11 e 12 anni per la prevenzione di una malattia che ha una remotissima possibilità (si stima che circa il 75% della popolazione sia entrata in contatto diretto con il virus almeno una volta nella vita) di svilupparsi entro una trentina d’anni, con un vaccino sperimentale che ha una copertura non garantita di soli 5 anni?

Il ministro Livia Turco, nel 2008, scrisse nel Notiziario Ministeriale:

“L’offerta pubblica gratuita della vaccinazione è rivolta alle bambine tra gli 11 e i 12 anni perché in questa fascia è massimo il profilo beneficio-rischio”. Peccato che la voce “rischio” non si sia mai soffermata a spiegarla.

Prosegue poi ammettendo: “è un’offerta a uso controllato, per sorvegliare attivamente gli effetti sulla popolazione esposta al vaccino”. Praticamente, un modo più gentile di definire le cavie umane.

Spezzando una lancia in suo favore si può affermare che è stato reso noto il fatto che il vaccino fosse solamente in fase sperimentale, ma allora a che scopo martellare le madri con una propaganda che proponeva un ricatto morale implicito, leggibile tra le righe in un “se a tua figlia tra vent’anni verrà un cancro, sarà colpa tua”?

Un altro interrogativo puramente retorico, che rafforza i dubbi quando si vanno a guardare i dati che hanno visto stanziati fondi per più di 100 milioni di euro sui finanziamenti per questo vaccino solo in Italia.

Numeri che pongono la questione sanitaria in secondo piano, mettendo invece l’accento sul business farmaceutico venuto a crearsi da questa situazione.

Tanto più che se si vanno a controllare le ricerche fatte in merito, tranquillamente consultabili con un po’ di buona volontà, praticamente tutti gli studi favorevoli al vaccino per il papilloma virus sono stati sponsorizzati dalle stesse case farmaceutiche incaricate di produrlo, mentre gli studi clinici dei ricercatori indipendenti sono ancora incerti sul suo utilizzo. Se non apertamente contrari, perlomeno a queste condizioni.

La vaccinazione è addirittura altamente sconsigliata da Neal A. Halsey, direttore dell’istituto per la sicurezza dei vaccini alla Johns Hopkins Bloomerg School of Public Health, un’università di ricerca privata di Baltimora, nel Maryland. Secondo Halsey, infatti, la campagna vaccinale in Australia operata con l’utilizzo del Gardasil e del Cervarix avrebbe causato gravi casi da anafilassi, oltre che grossi conflitti d’interesse.

Oltretutto c’è da evidenziare la presenza di borato di sodio nel vaccino, una sostanza chimica contenuta anche nel veleno per topi.

C’è da chiedersi come mai una tossina utilizzata per la derattizzazione, e messa fuori legge sia come additivo alimentare sia come prodotto utilizzato nei preparati medici in quanto gravemente dannosa per la salute, venga elencata negli ingredienti di un vaccino.

Ma difficilmente chi può fornire direttamente la vera risposta a quest’interrogativo si appresterà a farlo. Nonostante ciò, il fatto che il borace abbia buone proprietà antifungine può far desumere che il suo scopo sia quello di agire come conservante.

Rimane comunque interessante notare come, tra alcune ragazze trattate con il vaccino anti HPV, siano stati segnalati sintomi tipici dell’avvelenamento da borato di sodio.

Avvelenamento per il trattamento del quale, sottolinea la US National Library of Medicine, sono compresi lavanda gastrica, dialisi e liquidi per via orale o IV.

Sempre secondo la US National Library of Medicine il borato di sodio veniva utilizzato per la disinfezione delle ferite, e coloro che hanno ricevuto tale trattamento più e più volte si sono ammalati, e alcuni sono morti”

Mentre ci si ferma a riflettere su tutti questi tasselli mancanti di un mosaico che ci è sempre stato esposto solamente a metà, e  quasi sempre da fonti con grossi interessi economici nella faccenda,  l’ANSA ha riportato ieri uno studio dell’Osservatorio nazionale sulla salute della donna condotto su 1500 madri con figlie in età compresa tra gli 11 ed i 18 anni; è emerso che il 56% di loro non ha mai ricevuto informazioni specifiche e dettagliate riguardo all’azione del virus, all’efficacia del vaccino ed ai suoi effetti collaterali.

Un tasso di disinformazione altissimo, praticamente improponibile, che insieme alle campagne promosse dalle multinazionali farmaceutiche a favore della vaccinazione rischia di portare più danni che benefici.

Almeno alla salute delle bambine.

Riguardo agli effetti prodotti per il portafoglio di quelle stesse multinazionali, invece, si può dormire sonni tranquilli.

(Andrea Rossetti)

Sesso: sfatiamo finalmente 10 miti

Nel 2011 ancora notizie false e tendenziose offuscano e confondono la sfera del sesso, a partire dal famoso punto G? Esisterà davvero? Secondo gli esperti sì, ma, consentitemi una battuta vecchia quanto il mondo, gli uomini ne sono ancora alla ricerca!

Ecco alcuni miti da sfatare.

1 La posizione del missionario è la più adatta a procreare. FALSO.

Per molto tempo si è pensato che fosse la posizione consigliata dai missionari agli indigeni del sudest asiatico. Ma è tutta una bufala, sono stati fraintesi dei documenti storici, ed è vero che è la più usata ma a molti non piace e per gli zulu è persino contro natura.

2 Il sesso in gravidanza fa male al bambino. FALSO.

Niente di più falso: il feto è ben protetto dalle pareti dell’utero e dalla sacca amniotica. Il sesso anzi in gravidanza è consigliato per creare maggior feeling fra i genitori in questi mesi di attesa. Unica accortezza: scegliere le posizioni giuste per non schiacciare troppo la pancia.

3 Masturbarsi fa male al fisico. FALSO.

Cecità, infiacchimento, problemi alle ossa, per lungo tempo se ne sono dette di tutti i colori. Ma un recente studio, fatto su 1000 uomini, ha portato alla conclusione che la masturbazione maschile riduce il rischio di cancro alla prostata.

4 Gli uomini tradiscono per sesso, le donne per amore. FALSO/VERO.

Non è completamente inesatto, ma neanche vero. L’unica differenza per le donne è che parlano meno del tradimento, rispetto agli omini, e lo fanno non solo per amore, ma anche per noia, insoddisfazione e ripicca.

5 Le dimensioni del pene sono fondamentali. FALSO.

Innanzitutto non c’è nessuna relazione fra la dimensione del pene a riposo con quella in erezione. Il tratto più esterno della vagina, di 6-7 cm, è infatti la zona più sensibile perché più ricca di terminazioni nervose. Le dimensioni di un normale pene in erezione peraltro sono in media tra i 13 e i 19 cm. E per la cronaca non c’è nessuna corrispondenza fra le dimensioni del pene e quelle di naso, piedi o dita delle mani!

6 Per la donna le dimensioni del pene non contano. VERO/FALSO

Se è pur vero che per la donna, secondo un altro mito a quanto pare vero, contano di più i preliminari, il contatto e l’atmosfera della penetrazione vera e propria, che è perfetta se il resto è perfetto, è anche vero che il gentil sesso parla tanto (se non più dell’uomo) dei centimetri del pene!

7 Gli uomini provano piacere solo se stimolati nelle loro zone genitali. FALSO

A sentire gli psicologi sessuali il gioco cambia: gli uomini cominciano a dare più attenzione al loro corpo e provano piacere se stuzzicati anche in altri punti. Il problema è che non c’è un elenco da consultare, ma bisogna scoprire le zone calde del nostro partner a mano a mano che il rapporto di coppia va avanti.

8 Gli uomini scelgono solo le donne col seno grande. FALSO/VERO.

Dipende da cosa intendiamo per “scegliere”:non esiste nessuna statistica o sondaggio che dimostri la maggioranza delle donne sposate col seno abbondante, questo vuol dire che gli uomini, come compagna per la loro vita, non scelgono indiscutibilmente una donna maggiorata Ma è anche vero che per gli approcci o singole serate piacevoli gli uomini spesso “scelgono” donne col seno prosperoso. Una risposta? E’ nel DNA del genere umano maschile, d’altronde, siamo mammiferi, e il genere femminile è stato dotato di seno prima di tutto per attrarre il maschio e poi per allattare il feto!

9 Solo le donne fingono l’orgasmo. FALSO

Anche gli uomini possono fare sesso senza provare piacere. E’ più diffusa la notizia del finto orgasmo femminile con tanto di performance teatrale che convince il maschio, ma anche il sesso forte può farlo. Quando? Quando magari è stanco e ha un rapporto sessuale per compiacere alla compagna.. o quando magari l’uomo lo sta facendo.. per mestiere.

10 Alle donne non piace il porno. FALSO

Niente di più menzognero. Secondo un recente sondaggio americano, fatto su di un campione di migliaia di donne e altrettanti uomini, entrambi i sessi raggiungono la stessa percentuale. Questo vuol dire che tanto agli uomini, quanto alle donne piace il porno. Ricetta di coppia: farlo insieme, guardare o sfogliare porno insieme accentua l’intesa sessuale e fa fare scintille a letto!

(Marina Lecce)

Narcisismo: non è più una malattia

Un’equipe di scienziati americani ha escluso “la sindrome di Narciso” dalle forme patologiche.

Fino a ieri era considerata una malattia, che portava la persona affetta ad un irrealistico senso di superiorità, accompagnato da una totale mancanza di empatia.

Ma visto che il narcisismo è così diffuso nella nostra società, gli esperti hanno ritenuto opportuno apportare una  modifica sulla nuova edizione del DSM, Diagnostic Statistical Manual, il manuale che definisce i principali problemi psichiatrici, declassando la patologia a semplice disturbo della personalità.

La necessità di riclassificazione viene dal fatto che molte persone possono essere narcisiste e comunque vivere tranquillamente in società” conclude Carl Bell dell’università dell’Illinois “questo potrebbe essere tranquillamente considerato come una tendenza della personalità”.

Ma da dove nasce la definizione di narcisismo?

Narciso è un personaggio della mitologia greca famoso per la sua bellezza, esistono diverse versioni del mito, quella che vi voglio raccontare è la versione romana.

Nel racconto narrato da Ovidio,Eco, una ninfa dei monti, si innamorò di un giovane vanitoso di nome Narciso, figlio di Cefiso, una divinità fluviale, e della ninfa Liriope.

Cefiso aveva circondato Liriope con i suoi corsi d’acqua, e, così intrappolata, aveva sedotto la ninfa che diede alla luce un bambino di eccezionale bellezza.

Preoccupata per il futuro del bambino, Liriope consultò il profeta Tiresia il quale predisse che Narciso avrebbe raggiunto la vecchiaia, “se non avesse mai conosciuto se stesso.”

Quando Narciso raggiunse il sedicesimo anno di età, era un giovane di tale bellezza che ogni abitante della città, uomo o donna, giovane o vecchio, si innamorava di lui, ma Narciso, orgogliosamente, li respingeva tutti.

Un giorno, mentre era a caccia di cervi, la ninfa Eco furtivamente seguì il bel giovane tra i boschi, desiderosa di rivolgergli la parola. Ma era incapace di parlare per prima, perché costretta a ripetere sempre le ultime parole di ciò che le veniva detto; era stata infatti punita da Giunone perché la distraeva con dei lunghi racconti mentre le altre ninfe, amanti di Giove, si nascondevano.

Narciso, quando sentì dei passi e gridò: “Chi è là?”

Eco rispose: “Chi è là?”

E così continuò, finché Eco non si mostrò e corse ad abbracciare il bel giovane.

Narciso però, allontanò immediatamente in malo modo la ninfa e le disse di lasciarlo solo. Eco, con il cuore a pezzi, trascorse il resto della sua vita in valli solitarie, gemendo per il suo amore non corrisposto, finché di lei rimase solo la voce.

Nemesi, ascoltando questi lamenti, decise di punire il crudele Narciso.

Il ragazzo, mentre era nel bosco, si imbatté in una pozza profonda e si accucciò su di essa per bere. Non appena vide, per la prima volta nella sua vita, la sua immagine riflessa, si innamorò perdutamente del bel ragazzo che stava fissando, senza rendersi conto che era lui stesso.

Solo dopo un po’ capì che l’immagine riflessa apparteneva a lui e, comprendendo che non avrebbe mai potuto ottenere quell’amore, si lasciò morire struggendosi inutilmente.

Quando le Naiadi e le Driadi vollero prendere il suo corpo per collocarlo sul rogo funebre, al suo posto trovarono un fiore a cui fu dato il nome Narciso.

Dopo aver letto la storia di Narciso, così struggente e disperata, non si può che approvare la scelta che stanno prendendo gli scienziati americani.

Egli altro non è che uno degli aspetti umani più profondi e, volente o nolente, saremmo tutti affetti da questa patologia.

(Simona Renzi)

Sesso: si fa all’ora giusta

Il corpo umano è una macchina perfetta. Per vivere meglio ed essere più belli, la scienza ha decretato: basta seguire il nostro orologio interno.

Nell’arco delle 24ore facciamo molte azioni, dal mangiare al dormire all’elaborare idee, senza troppo pensare all’orologio, anzi questa società ci sta abituando a fare tutto in fretta, e magari a fare più cose insieme.

Ma attenzione ai piccoli segnali che il nostro corpo ci manda. Se all’esterno c’è il tempo scandito dall’orologio da polso, il nostro corpo ne ha un altro che scandisce la giusta quantità di energia da sprecare per quella determinata azione e che ci rende più o meno inclini a fare una cosa in una determinata ora. Se scopriamo qual’è questo ritmo il gioco è fatto!

Dagli anni Cinquanta si parla di “cronobiologia”, ma cos’è? E’ lo studio dei fenomeni che nell’arco di una giornata che il nostro organismo compie. Lo studio è stato compiuto naturalmente su basi scientifiche e, inerente al corpo umano, la formula scientifica più rigorosa a cui il corpo è soggetto per stare bene è la regolazione sodio-potassio.

Se questa formula è rispettata l’organismo sta bene e ci permette di mantenere inalterati i ritmi di tutti i giorni: l’alternanza sonno/veglia, il ciclo mestruale, la fase Rem del sonno, l’appetito.

Non solo, sembra che tutti questi ritmi siamo l’uno legato all’altro: ad esempio, se dormiamo male o abbiamo difficoltà di concentrazione, il problema viene dall’alimentazione sbagliata (troppo abbondante o priva di determinati elementi). Se mangiamo male e a ritmi poco consoni al regolare assorbimento, il nostro organismo cambia il ritmo cardiaco, di conseguenza il movimento del nostro intestino, di conseguenza l’impulso mandato al nostro cervello sarà diverso, di conseguenza abbiamo sempre appetito. Quello che ci rimette è sempre il nostro corpo. Ecco perché dicevo prima che il nostro corpo è una macchina perfetta! Se tutti imparassero a sentire i messaggi del proprio organismo avremmo una forma fisica da farci invidiare e ci eviteremmo i cosiddetti problemi “moderni” (come lo stress, le crisi d’ansia o l’insonnia)… saremmo tutti uguali.

Tornando al discorso, gli scienziati Russel Foster e Leon Kreitzman sostengono che il nostro corpo abbia questi ritmi:

00,00-02,00: inizio del sonno, riduzione della motilità gastrica.

04,00-06,00: riduzione della temperatura corporea, riduzione della concentrazione, parto naturale.

06,00-08,00: sonnolenza e stanchezza.

08,00-10,00: aumento dello stimolo dell’evacuazione, aumento della pressione sanguigna, aumento della frequenza cardiaca.

10,00-12,00: aumento della concentrazione a breve termine, aumento della capacità di ragionamento logico, aumento della pressione sanguigna.

14,00-16,00: aumento della produzione di insulina.

18,00-20,00: aumento della temperatura corporea, attenzione, forza muscolare, forza di presa e riduzione della propensione al sonno.

20,00-22,00: aumento dell’acidità gastrica, aumento della sensibilità cutanea.

22,00-24,00: aumento dell’acidità gastrica.

Vi state chiedendo se c’è un’ora particolarmente adatta per fare sesso? Si, c’è. Secondo la scienza l’ora adatta per lasciarsi andare è alle dieci e mezzo di sera. L’orario corrisponderebbe al calo delle inibizioni e l’aumento del romanticismo.

Proviamo a sincronizzare gli orologi?

(Marina Lecce)

Amici si nasce, è scritto nel DNA

Dallo studio condotto da due scienziati americani, James Fowler e Nicholas Christakis, pubblicato sulla rivista “Accademia Nazionale delle Scienze USA”, emerge che le persone legate da un vincolo di amicizia, hanno un corredo genetico simile.

Gli amici non vengono scelti solo perché hanno interessi simili a noi o perché ci fanno simpatia, la scelta avviene molto più profondamente, anzi internamente!

I due studiosi, dopo essersi concentrati sugli aspetti esteriori dei legami umani, scoprendo tra l’altro che le buone azioni sono contagiose, si sono impegnati a capire come avviene la scelta degli amici.

Hanno intervistato centinaia di persone ma non erano ancora soddisfatti, c’era qualcosa che sfuggiva loro, così hanno spostato l’ indagine su qualcosa di più concreto, lo studio del DNA di amici e non.

La scoperta fatta è davvero incredibile, sembra che anche l’amicizia sia una questione genetica.

Tra soggetti provenienti dalla stessa area geografica è facile che ci sia qualche gene in comune, ma ciò che hanno rilevato va ben oltre.

Infatti i loro studi hanno dimostrato come, gli amici di un soggetto con una particolare mutazione del gene Drd2, hanno quasi tutti la stessa caratteristica.

Quindi non illudiamoci più di essere scelti dal nostro amico del cuore solo perché siamo simpatici, disponibili, affettuosi e via dicendo…a scegliere è il nostro DNA!!

Ed allora, siamo stati programmati già prima di nascere anche sui nostri rapporti sociali?

Fa sicuramente un po’ impressione pensare in questi termini ma è proprio quello che cercano di dimostrare i due scienziati americani, che hanno cominciato a mettere sotto esame anche l’innamoramento.

Ma non sarebbe meglio impegnare tempo e risorse economiche a studiare un vaccino contro il cancro o l’AIDS?

L’amicizia e l’amore lasciatela a noi miseri ed ignoranti esseri umani, che invece di preoccuparci del perché, ci impegniamo a vivere i sentimenti seguendo l’istinto ed il cuore.

(Simona Renzi)

Allungamento del pene. Realmente utile?

Sono migliaia gli uomini italiani affetti dall’inguaribile paura delle proporzioni del proprio pene. Da una recente ricerca è emerso che oltre ventimila italiani ogni anno si rivolgono ad andrologi e chirurghi plastici per ricorrere alla falloplastica, conosciuta meglio come il comune allungamento del pene.

Di queste ventimila richieste, in media, solo 1.500 risultano possedere un reale problema. I margini di proporzione minimi e massimi entro i quali si rientra in una fascia di normalità sono dai 7,6 ai 10,6 centimetri, in una fase di riposo, dai 12,7 ai 17,7 centimetri nella fase di erezione. Soltanto al di sotto dei 7 centimetri si può parlare di casi di micropene. C’è poi da tenere in considerazione alcuni fattori, quali il sovrappeso e l’obesità, che possono incidere notevolmente sulle effettive dimensioni esistenti. Un eccesso di adipe, dovuto al sovrappeso, può infatti alterare l’estensione del pene, falsandone le misure.

Le per tecniche chirurgiche per eseguire l’allungamento del pene, la cosiddetta falloplastica, si articolano in quattro fasi essenziali, esposte nel dettaglio da Aldo Franco De Rose, urologo e andrologo dell’ospedale San Martino di Genova:

Prima fase. Con il bisturi elettrico o con un laser a diodi si seziona in modo parziale (per limitare la caduta del pene tra i due testicoli) il legamento sospensorio, che ha la funzione di sostenere l’organo in erezione: è questo che dà l’allungamento. Quindi, si interpone nel taglio del materiale biologico compatibile con i tessuti circostanti.

Seconda fase. Si fa un’incisione A sulla cute tra radice del pene e pube e poi la si richiude come una Y rovesciata. Questo permette un contestuale allungamento della pelle che ricopre l’organo maschile.

Terza fase. Nelle persone in sovrappeso o obese si può procedere anche all’eliminazione del grasso sovrapubico, con il bisturi, nel varco A già aperto, o con la liposuzione. Occorre prestare attenzione alle strutture sottocutanee, per evitare complicanze, come l’arresto della circolazione linfatica, che porterebbe a un ingrossamento della cute di tutta la zona trattata.

Quarta fase. Il paziente dovrà poi, per una settimana o due dopo l’intervento, fare uno stretching del pene, tirandolo verso il basso almeno quattro cinque volte al giorno.

La durata dell’intervento è di circa un’ora, in day hospital. L’operazione si può svolgere, esclusivamente nei casi di reale necessità, in regime di Servizio Sanitario Nazionale. Nelle strutture private l’intervento ha un costo che varia dalle 4 alle 5mila euro.

Per quanto riguarda gli effetti, l’incremento massimo che si può ottenere è di soli 2 centrimetri. Tra i rischi più comuni, l’incisione del legamento causa l’effetto del pene pendulo, cadente cioè verso il basso. Ciò non altera le funzioni erettili, ma provoca un effetto estetico sgradevole.

Un altro motivo di insoddisfazione può essere il volume del pene. A molti uomini, oltre che troppo “corto” sembra anche troppo “sottile”.  Per risolvere questo problema, in passato i chirurghi inserivano tessuto adiposo o altro materiale sotto la pelle, con il rischio però di infezioni e di granulomi (pericolosi ed esteticamente inaccettabili). Qualche anno fa è stata suggerita una tecnica diversa, che prevedeva l’incisione della tunica albuginea, cioè della robusta fascia intorno ai corpi cavernosi, e l’inserimento di un tratto della vena safena (prelevata dalla gamba) per allargarli. Ma sono stati segnalati rischi di deficit di erezione e di impotenza, con tale sistema, che anche per questo non si è diffuso.

E’ realmente utile quindi ricorrere all’allungamento del pene?

Nella maggior parte dei casi, tuttavia, il disagio è esclusivamente di tipo psicologico. Sarebbe più opportuno scegliere un partner che ci ami realmente per come siamo, senza pretese alcune di volerci cambiare a tutti i costi, in virtù di falsi miti propagandati dalla stupidità umana.

(Arcadia Russo)